Sotto la giungla del Guatemala si nasconde una megacittà Maya

Sotto la giungla del Guatemala si nasconde una megacittà Maya

La notizia di questa sensazionale scoperta archeologica è stata diffusa da National Geographic, ripresa da varie testate estere, come il New York Times, poi da quelle italiane. Oltre 60mila costruzioni—fra case, palazzi, e addirittura strade sopraelevate—sono state scoperte grazie alla tecnologia laser nell’area di Tikal. Rovine di una megacittà Maya molto più estesa di quanto si credesse: hidden in plain sight, giacenti sotto la giungla guatemalteca.

Una megacittà Maya

“Just jungle, jungle everywhere”. Lo esclama l’esploratore National Geographic Albert Lin—sorvolando in elicottero la foresta a nord dello Stato centroamericano—nel documentario “Maya: i tesori perduti”, in onda martedì 13 febbraio sul canale 403 di Sky. Sotto l’intrico della vegetazione, nella regione del Petén, un gruppo di ricerca capeggiato dalla fondazione PACUNAM, che ha a cuore la protezione dell’eredità naturale e culturale del Guatemala, ha mappato—con l’avveniristica tecnologia LiDARpiù di 2mila km quadrati di foresta che circoscrive il sito archeologico di Tikal.

Il sito archeologico di Tikal immerso nella vegetazione. Via

Il sito archeologico di Tikal immerso nella vegetazione. Via

La civiltà Maya di quest’area si sviluppò continuamente a partire dal secondo millennio a.C., per raggiungere l’apogeo nell’epoca corrispondente al nostro Basso Medioevo. E andando incontro a un brusco declino subito dopo, dalla metà del IX secolo. Si è sempre supposto, sulla base dei dati, che la popolazione dell’area fosse di qualche decina di migliaia di persone. Il monitoraggio aereo col sistema LiDAR, ora, ha stravolto gli scenari: si parla di dieci milioni di abitanti.

Non solo case, palazzi, templi, strade e sentieri. Sono stati scoperti un po’ ovunque anche bastioni e mura difensive. Sono state rilevate, inoltre, delle vere e proprie “sopraelevate” che, collegando i siti fra loro, erano percorribili anche durante periodi di forti piogge. Tutti i centri urbani Maya erano collegati da questi percorsi rialzati, probabilmente utilizzati per i traffici commerciali.

Il panorama che gli studiosi hanno di fronte, insomma, non è affatto composto di piccoli centri sparpagliati, come la ricerca a terra ha finora suggerito. Ma di centri urbani sofisticati e interconnessi nell’ambito di una civiltà paragonabile, per dimensioni, a quella cinese o greca antica. Le rovine sono state rilevate “rimuovendo” digitalmente la vegetazione. Vediamo come.

Il Sistema LiDAR

Sta per Laser Imaging Detection and Ranging. Un sistema di rilevamento, adatto a scopi diversi, che sfrutta fasci laser per conoscere, in questo caso, la distanza di un oggetto. Ciò avviene grazie alla misura del tempo trascorso fra l’emissione dell’impulso e la riflessione diffusa del segnale. Sfruttando le analisi dei dati relativi ai tempi, si possono poi realizzare delle rappresentazioni bidimensionali o 3D dell’oggetto esaminato.

Ricostruzione, grazie alla tecnologia LiDAR, di una parte del territorio analizzato. Via

Ricostruzione, grazie alla tecnologia LiDAR, di una parte del territorio analizzato. Via

Grazie a questa tecnologia, insomma, è stato possibile scoprire i resti attraverso la vegetazione. Marcello Canuto, antropologo della Tulane University che conduce ricerche nel sito archeologico Maya di La Corona, ha affermato:

La presunzione occidentale ci ha spinto a ritenere che civiltà complesse non potessero prosperare ai Tropici. Che i Tropici fossero l’ambiente in cui le civiltà si spengono. Tuttavia, le nuove prove, raccolte col sistema LiDAR, e provenienti dall’America Centrale e da Angkor Wat, ci obbligano a considerare che società complesse potrebbero essersi sviluppate ai tropici. E che, da qui, avrebbero potuto aprirsi una strada per espandersi altrove.

Tikal. Via

Tikal. Via

La presidentessa della Fondazione PACUNAM ha rivelato che durante le ricerche sono emerse molte tracce dell’attività di cosiddetti “tombaroli”. L’impresa di mappatura del territorio del Guatemala, e della conseguente definizione dei siti archeologici, ha anche lo scopo di preservare questi ultimi dai cacciatori di reperti. Oltre che di rafforzare l’orgoglio dell’eredità culturale, che spingerà a voler proteggere con più forza una foresta di anno in anno sempre più minacciata.

Stele Maya da Yaxchilán. Via

Stele Maya da Yaxchilán. Via

Immagini: Copertina