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La mostra sugli "Ambienti Spaziali" di Lucio Fontana a Milano

L’artista italo-argentino Lucio Fontana è tra i più importanti del Novecento. Viene ricordato soprattutto per essere il padre dello Spazialismo: “Un movimento artistico che, facendo proprie alcune premesse del futurismo, si proponeva di superare i metodi espressivi tradizionali ricercando un nuovo rapporto con lo spazio per adeguare l’espressione artistica al progresso scientifico.”

In pratica questo nuovo modo di concepire l’arte, definito per la prima volta nel “Manifesto Bianco” del 1946, insisteva sul fatto che l’opera d’arte classica non fosse più sufficiente, in quanto bisognava anche prendere in considerazione lo “Spazio” in cui era immersa—spazio inteso come “summa delle categorie assolute di Tempo, Direzione, Suono, Luce”.

Se per caso ti è già capitato di vedere in qualche museo i tagli e i buchi di Fontana, probabilmente ti interesserà sapere che il 20 settembre all’Hangar Bicocca di Milano sarà inaugurata una mostra che ti permetterà di capire ancora meglio il pensiero di questo eclettico artista attraverso i suoi “Ambienti”.

Lo spazio museale raccoglierà per la prima volta nove Ambienti Spaziali e due interventi ambientali “inediti”, realizzati da Lucio Fontana tra il 1949 e il 1968 per gallerie e musei. Si tratta di un avvenimento unico, reso possibile grazie alla collaborazione dei curatori Marina Pugliese, Barbara Ferriani e Vicente Todolí e organizzata in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana.

Il motivo della sua unicità? Tutte le opere che vedrai non sono altro che fedeli riproduzioni—ricostruite attraverso accurate ricerche d’archivio—di tutte le le installazioni di Fontana che venivano solitamente distrutte dopo la loro esposizione. Questo perché in realtà a Fontana importava più della sua concezione artistica che dell’opera dalla “natura effimera.”

“L’Artista Spaziale non impone un tema figurativo allo spettatore, ma lo mette nella posizione di crearlo lui stesso, attraverso la propria fantasia e le immagini che riceve,” spiegava l’artista. “L’ambiente spaziale è la soluzione più ovvia per l’introduzione di un cambiamento: non ci può essere nessuna evoluzione in un’arte che utilizza ancora la pietra e il colore, ma sarà possibile fare una nuova arte con la luce (neon, ecc), la televisione e la proiezione”.

La mostra durerà dal 20 settembre 2017 al 25 febbraio 2018, e sarà visitabile da giovedì a domenica (10-22). Qui trovi tutte le indicazioni stradali per raggiungere il museo e altre informazioni utili.

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