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L'Italia ha candidato i "muretti a secco" a Patrimonio dell'umanità

Ogni anno diversi paesi si prodigano per presentare alcuni patrimoni nazionali affinché diventino a tutti gli effetti parte integrante delle bellezze preservate e riconosciute, a livello mondiale, dall’UNESCO. Quest’anno, però, è successo qualcosa che capita piuttosto di rado: una candidatura molto originale e bella che riguarda i muretti a seccoparte integrante di diversi paesaggi italiani ed esteri.

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Nello specifico, il “muro a secco” è un “particolare tipo di muro costruito con blocchi di pietra opportunamente disposti e assemblati, senza uso di leganti o malte di alcun genere”. Si tratta di un manufatto umano, di origini millenarie, resistente, usato anche dagli antichi greci e romani, e mai caduto veramente in disuso, in quanto garantisce il corretto deflusso delle acque e protegge la terra dalle frane.

muretti a secco ok

In pratica, il muro a secco è qualcosa che si può vedere un po’ ovunque, e in particolar modo tra i paesaggi, le strade e gli appezzamenti di terra della Costiera amalfitana, di Pantelleria, delle Cinque terre e in Puglia—regione che vanta già, tra le altre cose, i trulli e Castel del Monte come Patrimoni dell’umanità.

Tra l’altro, la tradizione millenaria del muro a secco è rintracciabile anche a Cipro, in Grecia, Francia, Spagna e Svizzera. Per questo la commissione italiana per l’UNESCO ha deciso di aderire, insieme ai paesi sopraelencati, alla candidatura del “muro a secco” a patrimonio immateriale dell’Umanità—oltre a presentare il rito religioso aquilano della Perdonanza celestiniana e la “cultura del tartufo”.

Per il verdetto finale sulla candidatura del muro a secco, però, bisognerà aspettare fino al 2019. I sopralluoghi di verifica dei luoghi indicati dalla commissione italiana, infatti, inizieranno solo nel 2018. Nel frattempo, continuerà a prendersi cura dei muretti la Forestale italiana, la quale è in prima linea per denunciare chi cerca di distruggere questo nostro patrimonio comune.

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