Nel fiume Po è stata ritrovata una nave scomparsa da più di settant'anni

Nel fiume Po è stata ritrovata una nave scomparsa da più di settant'anni

Una leggenda che aleggiava sulle rive del fiume Po da più di 70 anni. Quella della nave fantasma San Giorgio, di cui si erano perse le tracce dalla Seconda guerra mondiale, ma che è stata finalmente ritrovata. Un ritrovamento affascinante, simile a quello delle navi di Nemi nell’omonimo lago o quello ancora più epico di una nave del mediterraneo forse appartenuta ad Alessandro Magno.

Le tracce della nave del Po, come si è detto, si erano perse durante la Seconda guerra mondiale. Il suo ritrovamento è stato opera dell’appassionato di storia Luciano Chiereghin in modo avventuroso. Ma procediamo con ordine. 

L’affondamento della nave San Giorgio

La nave, un piroscafo della Società Anonima di Navigazione a Vapore Istria, era stata varata nel 1914. Impiegata come naviglio ausiliario dello Stato. Pesante 363 tonnellate, era stata battezzata San Giorgio e aveva il compito di pattugliare l’Adriatico. Dopo l’armistizio italiano dell’8 settembre, era passata di mano, requisita dalla marina nazista, la Kriegsmarine. Venne comunque impiegata con le stesse mansioni di vigilanza, lasciando anche il suo nome di battesimo. A bordo si contavano 52 uomini tra ufficiali e marinai.

La nave sotto i comandi nazisti pattugliava tra Venezia e Ancona. Il 12 febbraio del 1944, colta dalla bora cercò rifugio nel Po, deviando verso la foce, a Pila. La manovra per mettersi a riparo subì complicazioni e la nave si incagliò irrimediabilmente nel fiume.

Da quel momento in poi la storia “prende due sentieri”. Da una parte si sparse la voce che la nave fosse stata recuperata dopo la fine del conflitto e riutilizzata come nave di carico. Dall’altra, la gente del posto ha sempre sostenuto che la nave fosse rimasta ancora lì. Anzi, durante la bassa marea se ne poteva scorgere anche il cannone che emergeva a pelo d’acqua.

Alla fine degli anni sessanta i pescatori di Pila avvertirono la Marina di quel cannone, un pericolo per la loro attività, così si decise di farlo brillare. Il resto della nave però rimase sul fondo del fiume. E venne dimenticata. Fino a quando non è entrato in scena Luciano Chiereghin.

L’avventuroso ritrovamento della nave San Giorgio

Chiereghin, appassionato di storia e archeologia, è un autentico cacciatore di reperti militari. Specializzato in quelli della Seconda guerra mondiale. Soltanto l’anno scorso, ad esempio, è riuscito a rintracciare insieme al suo gruppo di ricerca un radar usato dall’esercito nazista nascosto nella fitta vegetazione del Delta del Po. Come ha ricordato la guida ambientale di quei luoghi, Isabella Finotti, sulle pagine del Messaggero del Veneto: “Il Delta è un mondo da scoprire.”

Nel caso della San Giorgio, l’imbarcazione è stata riconosciuta dalla sagoma, basandosi su una aerofotogrammetria del 1949. L’aerofotogrammetria è una tecnica di rilevamento delle caratteristiche del terreno non percepibili al livello del suolo. Viene usata spesso nella cartografia, nella geologia e nell’archeologia. A quel punto però il ricercatore ha dovuto chiedere aiuto al suo team di esperti GPS, e ha dovuto usare un magnetometro, un georadar e anche un aquilone con telecamera annessa per identificare la posizione della nave.

Il ritrovamento non è stato per nulla facile a causa, come ha scritto il Messaggero: “dell’allargarsi e svilupparsi [negli anni] del Delta del Po che ha rubato spazio all’Adriatico e per il conseguente innalzarsi delle sabbie, dovuto all’effetto dell’ingresso, con le maree, del mare nel fiume”.

La nave, come ha raccontato il “cacciatore” al Corriere del Veneto è stata rintracciata tra i tre e i cinque metri di profondità del fiume. Ancora non si sa però se e quando verrà recuperata. Luciano e il suo gruppo di ricerca hanno messo a disposizione della Marina tutto il materiale per un eventuale recupero, ma gli alti costi dell’operazione potrebbero farlo slittare. Per qualcuno l’operazione di emersione sarebbe improbabile. Allora il destino della nave sarà segnato, incastonata per sempre nel fiume.

Immagine di copertina di Nico Hansi