Se mangi ancora il Parmigiano Reggiano è anche grazie agli indiani Sikh

Se mangi ancora il Parmigiano Reggiano è anche grazie agli indiani Sikh

La Pianura Padana è piatta, senza montagne, calda e umida. In poche parole, sembra il Punjab. Sarà per questo che molti lavoratori Sikh l’hanno scelta come loro nuova casa, ormai più vent’anni fa. La loro missione: salvare il Parmigiano Reggiano.

Cosa c’entrano i Sikh con il Parmigiano Reggiano?

Per produrre il Parmigiano bisogna prima accudire e mungere le mucche. Un compito faticoso: bisogna svegliarsi nel cuore della notte – tra mezzanotte e le due – per la prima mungitura, e prendersi cura delle stalle e degli animali. Cosa che per un Sikh ha un valore particolare: per gli adepti di questa religione, la vacca è un animale sacro. Ogni famiglia ne possiede più di una, che quando invecchia non viene macellata, ma accudita con amore fino alla fine.

Nessuno sa dire con certezza come sia iniziata questa migrazione di lavoratori dall’India alla Pianura Padana: la storia più diffusa sostiene che siano arrivati all’inizio degli anni Novanta al seguito di un famoso circo, dove badavano agli animali, e abbiano deciso di restare. Così, mentre le campagne si spopolavano, i Sikh hanno cominciato ad arrivare sempre più numerosi, chiamati da parenti o amici. Oggi sono decine di migliaia. Hanno fondato una comunità, costruito case e templi. Soprattutto, hanno permesso a un settore importantissimo della nostra economia di restare in piedi.

Nuovi italiani e tradizioni antiche di secoli

Ogni anno in Pianura Padana vengono prodotte milioni di forme di Parmigiano Reggiano. Il re dei formaggi è uno dei tesori gastronomici italiani, forse il più prezioso. Secondo i dati del Consorzio del Formaggio Parmigiano-Reggiano, la produzione nell’ultimo anno ha sfiorato le 140mila tonnellate, grazie a 339 caseifici dove gli addetti sono, secondo le stime, per il 60% immigrati indiani di religione Sikh.

Attraversando le campagne e i paesi tra Mantova, Parma e Bologna, è facile incontrarli. Si riconoscono per il turbante colorato, la lunga barba e, in alcuni casi, il piccolo pugnale, il kirpan – un simbolo di fede, non un’arma. Alcuni di loro, dopo anni di lavoro, si sono trasformati in imprenditori, hanno acquistato casali e aziende agricole e sono diventati cittadini italiani. I loro figli sono cresciuti nelle scuole locali e parlano con uno spiccato accento emiliano.

E la popolazione locale, cosa ne pensa?

Secondo Elena Carletti, sindaco di Novellara, paese che ospita il più grande tempio Sikh europeo, la loro presenza “è un vero valore aggiunto, e non si tratta di buonismo: queste persone… hanno permesso una crescita e un’apertura che non sarebbero stati possibili senza il loro apporto“.

Un esempio virtuoso di integrazione: forse anche grazie alla religione Sikh, che si basa sui principi del duro lavoro, dell’accoglienza e della pace.

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Il rigorosissimo disciplinare di produzione del Parmigiano Reggiano, che stabilisce gli orari della mungitura (due volte, al mattino e alla sera), della lavorazione del latte (entro due ore dalla raccolta), il peso, l’umidità e la stagionatura di ogni forma, non prende di certo in considerazione la provenienza di chi lo crea. Quello che conta sono l’abilità professionale e la capacità di lavorare secondo regole e conoscenze tramandate nei secoli.