Il peggior videogioco di sempre è stato ritrovato sepolto nel deserto

Il peggior videogioco di sempre è stato ritrovato sepolto nel deserto

Il 1982 è stato un anno fondamentale per il cinema fantasy, quando nelle sale di tutto il mondo uscì ET – L’extraterrestre diretto da Steven Spielberg. Il successo che ne seguì fu clamoroso e scatenò una vera e propria ET mania.

In quell’anno l’Atari, la console che a quel tempo spopolava tra i più giovani, decise di creare un gioco per l’occasione, comprando la licenza da Spielberg e dalla Universal per 25 milioni di dollari, un record per quei tempi. Bisognava farlo uscire a Natale, così si progettò il videogioco in sole 5 settimane. Fu un flop gigantesco. L’Atari registrò 536 milioni di dollari di perdita.

Quando la console fallì definitivamente le copie invendute nei magazzini vennero smaltite seppellendole nel deserto di Alamogordo, nel Nuovo Messico.

Per trent’anni sono rimaste lì, fino a quando un signore di nome Joe Lewandowski, che aveva lavorato in una ditta dello smaltimento dei rifiuti della zona, decise di mettersi alla ricerca di queste copie. E nel 2014 le ha trovate riportando alla luce non soltanto ET, ma molti altri giochi invenduti.

Del suo ritrovamento è stato anche girato un documentario, dal titolo Atari: Game Over, uscito l’anno scorso e diretto da Zak Penn. Per il suo ritrovamento, oggi, Lewandowski è soprannominato dalla comunità di Alamogordo Indiana Jones.

Le copie ritrovate, ha dichiarato ad Alamogordo News, sono state in parte consegnate ai musei, in parte alla casa cinematografica e 881 sono state vendute su eBay, in 45 stati americani e 14 altri Paesi del mondo. Ha guadagnato più di 100 mila dollari.

ET, definito da molti critici “il peggior videogioco della storia”, è quello che gli ha fatto guadagnare di più, circa 1500 dollari a copia.

Finalmente, dopo trent’anni di attesa nel deserto, ET l’extraterrestre è riuscito a ritrovare la sua casa.