Roma Pride 2019: la festa per i 25 anni di Pride nella Capitale

Roma Pride 2019: la festa per i 25 anni di Pride nella Capitale

Quest’anno si è festeggiato il 25° anno di Pride nella Capitale. Sabato 8 giugno erano in 700.000 secondo gli organizzatori, al Roma Pride 2019 per festeggiare un anniversario importante. 25 anni fa infatti fu lanciato da Arcigay il primo Pride in Italia.

7pride 2019Era il 1994 e negli anni è diventato un appuntamento fisso in molte parti d’Italia. Oggi si contano 40 città coinvolte dall’onda Pride. Nel 1969 venne inaugurato il primo della storia, a New York, dopo i moti di Stonewall, una serie di violenti scontri fra gruppi di omosessuali e la polizia a New York.
Negli anni in tutto il mondo, la voglia di far sentire la propria voce e di rivendicare i diritti del popolo gay e poi della comunità più ampia LGBTQIA non è mai sfiorita. Anzi è aumentata. Oggi più che mai c’è questa esigenza. “Negli anni c’è stato un andamento altalenante nell’adesione – ci spiega Giovanna Spinazzola del BNP Paribas Pride Italia – dalla prima manifestazione del 1994 è cresciuta l’affluenza delle persone a questo evento. Anche se qualcuno pensa che non ci sia più bisogno di rivendicare questi diritti, è vero invece il contrario. L’erosione dei diritti acquisiti è sempre possibile. Ecco perché è giusto non fermarsi.”
6pride 2019E continua: “L’aspetto positivo è che le aziende italiane sono sempre più protagoniste perché capiscono qual è la ricaduta commerciale di una loro visibilità al Pride. Non si può mai abbassare la guardia. Un esempio lampante è il caso delle famiglie omogenitoriali in cui sono presenti dei minori. La reintroduzione della dicitura padre madre nella carta d’identità al posto di genitore, ha aperto nuovamente il dibattito su un riconoscimento che sembrava acquisito. Le unioni civili ci tutelano ma non è un diritto totale come per le persone eterosessuali, è una delimitazione per sancire delle differenze. E c’è anche una sentenza della corte costituzionale, la numero 138 del 2010 che sancisce il diritto alla famiglia anche per le coppie omosessuali. Come manca del resto una legge contro l’omofobia per proteggere le vittime di tale reato”.

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E continua Giovanna Spinazzola: “E’ giusto soffermarci anche sull’ottica del binarismo nella questione di genere, ovvero della divisione tra uomo e donna che scava una trincea profonda tra uomini e donne, relegando le donne ai margini. Rompere questo binarismo vuol dire rompere l’ordine culturale, radicato da millenni, aiutando per esempio le persone transessuali ad avere più diritti.” Basti ricordare che solo il 25 marzo di quest’anno la transessualità non è più classificata dall’Oms come malattia mentale, un passo in avanti per combattere lo stigma e la transfobia.

Il corteo romano è partito da Piazza della Repubblica ed è arrivato a Piazza Venezia, passando per il centro storico, tra via Merulana, il Colosseo e i Fori Imperiali. Tra i carri e le bandiere arcobaleno l’impressione era quella di assistere ad una grande festa con gente comune e molti rappresentati del popolo LGBTQIA. Tra questi le famiglie arcobaleno e carri che arrivavano da vari stati europei, come l’Olanda, la Germania, la Francia e l’Inghilterra e tante aziende sponsor come i grandi brand di beverage, di automobilismo, consulenza informatica, Nazioni Unite e la Banca d’Italia.

3pride 2019La madrina della manifestazione quest’anno era Porpora Marcasciano, fondatrice del Mit, Movimento identità transessuale, volto storico del movimento trans italiano.

Per approfondire: Puoi approfondire le tematiche LGBTQIA con il documentario disponibile su Youtube State of Pride dei registi premio Oscar Rob Epstein and Jeffrey Friedman. Un altro film da vedere è Milk, di Gus Van Sant che racconta la vera storia di Harvey Milk, attivista del movimento dei diritti degli omosessuali. La sua vita ha cambiato la storia e il suo coraggio ha cambiato la vita di tante persone.

Le foto all’interno dell’articolo sono di Lifepax