Le rovine sommerse di Neapolis scoperte da un team di ricercatori italiani

Le rovine sommerse di Neapolis scoperte da un team di ricercatori italiani

Quando la bellezza dell’arte antica si unisce a quella del mare il risultato è straordinario. Sapere che nelle nostre acque si nascondo non soltanto pesci e zone ancora mai esplorate, ma anche città sommerse che si conserveranno in questo modo per l’eternità aggiunge un fascino unico.

Dopo aver visitato, immergendoci virtualmente, le rovine di Dwarka in India, di Port Royal in Giamaica e il Parco sommerso di Baia, soprannominato “L’Atlantide dell’Impero romano”, è tempo di fare visita a Neapolis, una città in Tunisia, che risale al V secolo a.C.

Si trova sommersa nel golfo di Hammamet in Tunisia. Le ricerche che la stanno riportando alla luce sono iniziate nel 2009, condotte dal National Heritage Institute della Tunisia in cooperazione con l’università di Sassari.

Proprio un professore di questa università sarda, Raimondo Zucca, ha dato il via alla missione, dopo aver portato alla luce una città gemella sommersa nelle coste dell’isola italiana.

Soltanto quest’anno però i ricercatori sono riusciti a compiere un decisivo passo in avanti nelle ricerche, dopo 9 campagne, grazie anche ai droni guidati dal Consorzio UNO di Oristano.

Gli archeologi subacquei sono riusciti a completare la mappatura, misurando una vasta area di rovine, circa 20 ettari, individuando la rete stradale, i monumenti e centinaia di strumenti che servivano a quel tempo per produrre il garum.

Neapolis venne fondata nel V secolo a.C. e della sua storia conosciamo poco. Non esiste una grande tradizione storica forse perché i romani che si occupavano, tra le altre cose, anche di storiografia non la vedevano di buon occhio, visto che si era schierata, nella terza guerra punica, con i Cartaginesi. Oggi possiamo conoscere di più sulla città grazie alle incisioni sulle rovine, soprattutto nella piazza forense.

Le rovine di Neapolis sono parzialmente integre, questo fa pensare che sia letteralmente sprofondata in mare senza distruggersi, in seguito a un forte terremoto del 21 luglio 365 d.C. L’evento sarebbe lo stesso testimoniato dallo storico Ammiano Marcellino, che ha causato gravi danni anche all’isola di Creta e ad Alessandria d’Egitto. Per capirlo i ricercatori hanno simulato il sisma scoprendo che questo fu prodotto da due scosse consecutive, molto forti (di magnitudo 8).

Ma torniamo per un attimo alla produzione del garum, accennata sopra. Questa salsa liquida era composta di interiora di pesce che gli antichi romani aggiungevano come condimenti a molti primi e secondi piatti.

Il fatto che siano stati trovati così tanti strumenti per la sua lavorazione spinge i ricercatori a supporre che il garum fosse il centro dell’economia di Neapolis. Mounir Fantar l’archeologo tunisino che ha guidato i ricercatori ha affermato: “Era di sicuro un importante centro per la produzione di garum probabilmente il più grande di quel genere nel mondo di allora”. È stato infatti rintracciato un impianto in grado di contenere migliaia di litri.

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