Quali sono i segreti del paese italiano dove si vive oltre i cento anni?

Quali sono i segreti del paese italiano dove si vive oltre i cento anni?

Non si tratta della fonte della giovinezza, ma si avvicina di gran lunga al giardino dell’Eden almeno per quanto riguarda la longevità. Pare proprio, infatti, che una delle cittadine con più alta concentrazione di individui che arrivano e superano il secolo di vita si trovi proprio in Italia, nell’appennino campano. E proprio nella cartina della regione Campania, lo puoi individuare con il nome di San dei Marco Cavoti.

Nello Specifico, San Marco dei Cavoti è un paesino della provincia di Benevento noto soprattutto per la produzione locale di torrone, almeno fino a qualche tempo fa. Oggi l’attenzione è virata su un altro versante: alcuni studiosi si sono recentemente accorti che tra la popolazione di appena 3.500 abitanti, si riscontrerebbero diverse decine di ultrasettantenni, ultranovantenni e soprattutto centenari. Un caso unico in tutta Italia.

Per quanto sia risaputo che l’Italia è un Paese con tanti nonni, a San Marco dei Cavoti la maggior parte nipoti e pronipoti ha la possibilità di ascoltare esperienze e assimilare nozioni risalenti a inizio secolo scorso. Anche se la trasmissione di valori e cultura sono fondamentali, però, agli studiosi interessano molto più gli aspetti genetici e ambientali che potrebbero aver reso gli abitanti di questo paesino i più longevi d’Italia.

A voler osservare i matusalemme italiani da vicino, sono arrivati a San Marco dei Cavoti alcuni ricercatori del Centro reumatologi italiani (Crei). E il nome delle ricerca echeggia di mitologia greca: studio Hebe, dalla dea dispensatrice di eterna giovinezza.

San Marco dei Cavotil

Lo studio si pone l’obiettivo di sondare gli aspetti che conducono la popolazione locale all’allungamento della propria esistenza in salute, esaminando gli alberi genealogici locali. I due aspetti su cui si preme maggiormente sono due: da un lato la quantità di Vitamina D nel corpo degli individui, nota per la sua capacità di mantenere le ossa in salute; e dall’altro lo stesso gene che assimila questa vitamina, il Vdr.

La ricerca è ancora in corso, e nei quattro mesi dei suoi sviluppi servirà ad analizzare in contemporanea due campioni diversi. Il primo formato da nuclei familiari in cui sono presenti centenari o novantenni con fligli di oltre settant’anni, il secondo caratterizzato da famiglie in cui da almeno tre generazioni nessuno sia arrivato ai novant’anni di età. In entrambi i casi, oltre al prelievo ematico individuale per appurare il livello di Vitamina D e del gene Vdr, verranno esaminati gli stili di vita, le prerogative socio-economiche, e le abitudini alimentari dei nuclei familiari nel complesso.

Se la ricerca avrà gli esiti insperati dai ricercatori, si potrebbero fare dei concreti passi in avanti nello studio di malattie come Alzheimer, osteoporosi e artrosi. Insomma, si potrebbe aiutare la prevenzione a malattie per cui ancora non sono stati trovati dei rimedi definitivi.

Immagini via Flickr e Wikipedia