Secondo gli scienziati abbiamo solo altri 12 anni per salvare la Terra

Secondo gli scienziati abbiamo solo altri 12 anni per salvare la Terra

Le condizioni climatiche del nostro pianeta sono sempre più allarmanti. Ormai non bastano più le continue dichiarazioni degli esperti, e delle associazioni che si occupano di monitorare il livello di inquinamento e di surriscaldamento globale. Ci troviamo di fronte a una catastrofe imminente. E i governi di tutto il mondo sono posti di fronte a un problema che non possono più ignorare.

Secondo lo Special report 15, il documento redatto dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc) ci resterebbero soltanto 12 anni per attuare delle strategie mirate a ridurre l’inquinamento e il surriscaldamento globale. Altrimenti ci troveremmo di fronte al più grande disastro ambientale della storia, perché la famosa barriera da non sforare concordata durante il trattato di Parigi—secondo cui la temperatura media terrestre non deve assolutamente aumentare più di 1,5 gradi—alle attuali condizioni verrà superata entro il 2030.

Il rapporto “Sr15”

Il documento è stato redatto lo scorso 8 ottobre da una task force di 91 esperti in problematiche ambientali. Che hanno realizzato un’analisi lunga 250 pagine. Frutto di oltre 6000 studi mirati. Che è stata poi vagliata attentamente e valutata da una squadra di esperti, per verificarne e comprovarne gli esiti.

E i risultati sono inequivocabili: l’accordo di Parigi aveva stimato che ogni paese del mondo avrebbe dovuto perseguire politiche comuni per non sforare il limite imposto di aumento di 2 gradi centigradi almeno fino al 2100. Con la regola non scritta, però, di cercare quanto possibile di mantenersi entro il +1,5°.

Ebbene, se entro il 2030 non riuscissimo a capovolgere la situazione, con la sensibilizzazione di tutti quegli Stati che continuano a negare o ignorare il problema, allora sforeremmo la soglia già fra 12 anni. E nel 2100 l’aumento della temperatura terrestre avrà raggiunto già da tempo i +3°.

Ci troviamo di fronte a un problema enorme. Che richiede un’inversione di marcia repentina e mai vista prima: dal 1950 ad oggi, la temperatura media della superficie terrestre è cresciuta costantemente di almeno 0,17° centigradi ogni decennio.

Gli effetti devastanti di questa situazione

Se non facciamo niente per fermare l’emergenza, e non riconsideriamo l’impatto che l’industrializzazione ha sul pianeta, le conseguenze saranno catastrofiche.

Gli esperti hanno stimato che il livello delle acque terrestri salirà vertiginosamente, coprendo ampie porzioni di terre emerse. Le specie viventi che non possono migrare inoltre si estingueranno per sempre.

Alcuni ecosistemi—come le barriere coralline, che giocano un ruolo biologico enorme— verranno letteralmente spazzati via: e questo causerà carestie, desertificazione (l’Europa meridionale sarebbe una delle aree più colpite), e la morte di milioni di persone.

Inondazioni e siccità comincerebbero a colpire anche quelle aree del pianeta che in questo momento non devono confrontarsi con il problema, come l’Europa continentale e l’America settentrionale. E gli uragani avrebbero un impatto molto più devastante. Sarebbe una catastrofe annunciata, insomma.

Esiste una soluzione?

All’interno del documento redatto dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, un’intera sezione è dedicata alle possibili soluzioni per mettere un freno a questa situazione.

La questione centrale, ovviamente, è quella di ridurre rapidamente e progressivamente la richiesta di energia da parte dell’industria. Ma anche quella necessaria per i trasporti, e le abitazioni private. Bisogna, in altri termini, ridurre di almeno il 45% l’emissione di CO2 nel pianeta.

Mirando ad azzerare le emissioni nette prodotte dall’uomo almeno entro il 2050. In questo modo, le generazioni future avrebbero gli strumenti per riuscire realmente a creare un mondo in cui l’inquinamento non viene limitato, ma eliminato.

Per fare questo, però, occorre non soltanto una presa di coscienza, ma anche un’ampia rivalutazione delle nostre concezioni industriali e nazionali. Gli investimenti, spiegano gli esperti, dovrebbero essere mirati in modo massiccio verso le risorse energetiche rinnovabili.

Una questione antica, quasi banale, ma che si fa ogni anno più pressante. Se non agiamo adesso, fra 12 anni la situazione potrebbe essere già compromessa.

Immagini: Copertina