Their Mortal Remains: l'epica mostra sui Pink Floyd arriva a Roma

Their Mortal Remains: l'epica mostra sui Pink Floyd arriva a Roma

“Got a grand piano to prop up my mortal remains”, “ho un pianoforte a coda per sostenere i miei resti”. Su questo verso dal pezzo Nobody Home—contenuto in The Wall—gioca il titolo della mostra dedicata ai Pink Floyd che potrai visitare al MACRO di Roma dal 19 gennaio 2018. Sia Nick Mason sia Roger Waters erano presenti oggi in conferenza stampa per la presentazione della retrospettiva dedicata ai 50 anni di carriera della band.

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Their Mortal Remains – The Pink Floyd Exhibition è una grande mostra che nella sua edizione londinese, da maggio a ottobre 2017 presso il Victoria and Albert Museum, è stata visitata da mezzo milione di persone ed è diventata anche un libro.

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Tra le molte città candidatesi a ospitarla, il batterista Nick Mason—considerato da molti la memoria vivente del gruppo—e gli organizzatori hanno scelto Roma per lo speciale legame fra i Pink Floyd e il nostro paese. Mason racconta all’inaugurazione con la stampa la sua visione: “Spero di poter continuare a portare questa mostra in altri paesi. Rivedendola penso che il nostro viaggio sembra molto più premeditato di quello che è stato nella realtà dei fatti. Le cose, nella realtà, sono semplicemente successe”.

roger e mason pink floyd

D’altronde, se pure non tutte le strade della grande rock band portano a Roma, molte portano comunque in Italia: basti ricordare il Live at Pompeii e la (travagliata) collaborazione con Michelangelo Antonioni per la colonna sonora di Zabriskie Point. 

Roger Waters racconta invece un aspetto più politico legato a questa retrospettiva: “Sono preoccupato per l’umanità e per le nuove generazioni: sono tutti troppo impegnati a guardare i loro smarthphone e non guardano la realtà circostante. Questa mostra avrà molto successo, però la situazione attorno ci deve interessare di più. Ci stiamo estinguendo. Quella raccontata dalla mostra è una storia interessante, ma la storia che viviamo tutti i giorni è una storia diversa, fatta di problemi reali, di guerre e situazioni esasperanti”. E continuando su questa linea: “Alla fine siamo tutti parte di un unico gruppo umano nato in Africa. Siamo tutti africani, dovremmo tenerlo ben presente nei nostri cuori”. 

Their Mortal Remains: i Pink Floyd dall’inizio alla fine

Ti consigliamo di visitare la mostra perfino se non ami i Pink Floyd. Poiché non troverai uno scontato percorso celebrativo. Certo, l’operazione nostalgia è inevitabile: i Pink Floyd ormai hanno concluso il loro arco creativo, sono un’istituzione, storia. Ma proprio questo ci permette di apprezzare quanto l’immaginario dei quattro Floyd, e quello intorno a loro, abbia influito sul nostro. Potrai dunque vedere, visto che si parte proprio dagli inizi, cos’erano i Pink Floyd nel 1967, com’erano fatte le locandine dell’UFO Club—il leggendario club underground londinese che restò aperto un solo anno—e i primi poster promozionali.

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Il poster di lancio di The Piper at the Gates of Dawn ricorda i disegni di Aubrey Beardsley

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L’inizio della mostra e “gli inizi” dei Pink Floyd coincidono: per accedere, il visitatore attraversa, passando per l’ingresso laterale, una riproduzione (molto più grande dell’originale) del furgone Bedford nero di Nick Mason con una fascia bianca, che la band utilizzò nel 1965, quando i Pink Floyd si chiamavano ancora The Tea Set.

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Nick Mason e il suo furgone. Alla finestra, gli altri futuri Floyd

Oltre a trovarti davanti un ologramma con l’enorme prisma rotante della copertina di The Dark Side of the Moonpotrai osservare i bozzetti delle scenografie del tour di The Wall. E scoprire la storia dietro le curatissime copertine degli LP realizzate dallo studio Hipgnosis, come quella di Wish You Were Here, o l’altra, altrettanto famosa, di Animals, in cui la centrale elettrica di Battersea sul Tamigi è sorvolata da Algie, il maiale volante. I simboli di protesta che hanno reso celebri i Pink Floyd aldilà della musica ci saranno tutti.

Una mostra immersiva

La mostra è un’esperienza audiovisiva immersiva. Oltre che da documenti inediti e video (alcuni dei quali, nella mostra romana, saranno dedicati al legame del gruppo con l’Italia), lo spettatore sarà costantemente accompagnato dalla musica.

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Sennheiser ha progettato una sound experience grazie a cui—dopo aver infilato lettore e cuffia all’ingresso—si ascolteranno musiche e voci, anche quella di Syd Barrett.

Syd Barrett in un'immagine della mostra

Syd Barrett in un’immagine della mostra

L’apice della mostra è probabilmente la Performance Zone, l’esperienza più immersiva di tutte. Potrai assistere all’esibizione di Comfortably Numb, mixata con tecnologia audio AMBEO 3D, dell’ultimo concerto dei quattro membri della band insieme, il Live 8 del 2005 a Danzica. E in esclusiva per il pubblico italiano, al MACRO di Roma ci sarà anche il video di “One Of These Days” tratto dal “Live at Pompeii”.

Per ulteriori informazioni visita il sito del MACRO e il sito ufficiale della mostra Their Mortal Remains.

Immagini: per gentile concessione dell’ufficio stampa della mostra e di Valentina Rocchi e Anna Barison