X Factor 2018: Napule è di Pino Daniele cantata da Riccardo emoziona il pubblico

X Factor 2018: Napule è di Pino Daniele cantata da Riccardo emoziona il pubblico

Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è a voce de’ criature
Che saglie chianu chianu
E tu sai ca’ nun si sulo
Napule è nu sole amaro
Napule è addore e’ mare
Napule è na’ carta sporca
E nisciuno se ne importa
E ognuno aspetta a’ sciorta

Grande emozione sul palco di X Factor 2018 per l’esibizione di Riccardo Mercogliano che ha deciso di portare alle audizioni dell’ultima puntata, Napule è, grande classico di Pino Daniele, conquistando i giudici con un’interpretazione molto intensa. Riccardo ha 16 anni e una voce pulita, si presenta in tutta la sua genuità accompagnato solo dalla chitarra acustica: è così che emoziona tutti con il celebre brano del cantautore napoletano.

La storia di Napule è di Pino Daniele

Ma qual è la storia di questo brano così amato? La canzone, scritta da Pino Daniele, è la traccia di apertura del suo album di esordio Terra mia del 1977 e racconta la “tragica bellezza” della terra partenopea: colore, vitalità, ardore ma anche paure che sfociano nell’indifferenza di una carta sporca che nessuno raccoglie. Questo brano è forse il più amato di Pino con un suono blues che spicca nel testo malinconico e ricco di ammirazione per la sua città. Una canzone dolorosa anche, per il racconto delle storture e dell’indifferenza di chi abita Napoli. A livello stilistico una canzone molto riuscita perché rappresenta la perfetta fusione fra la tradizione della canzone napoletana e la musica blues che ha caratterizzato tutta la sua opera. La storia di questa canzone ha avuto una lunga gestazione: fu composta nel 1973 da un giovanissimo Pino, all’epoca 18 enne, e rielaborata per alcuni anni fino a giungere alla versione contenuta nell’album.

Gli esordi di Pino Daniele: dalla tradizione al blues

Il 1976 è un anno fondamentale per Pino che diventa bassista di una band napoletana e conosce musicisti straordinari, tra cui James Senese, il sassofonista che lo avrebbe accompagnato per gran parte della sua carriera. Fin dagli esordi con Terra mia, il suono è ricco di contaminazioni musicali, in particolare della cultura blues e napoletana. La prima traccia non ha bisogno di presentazioni: è una delle sue canzoni più amate. Un inno alla città di Napoli, che ha conosciuto cadute e rinascite, a seconda del suo periodo storico e che deve la sua forza e vitalità proprio alla sua gente. Si capisce bene che questo testo è una lettera d’amore, una dichiarazione a cuore aperto alla sua “amata” di cui conosce bene i difetti. Col passare del tempo, l’idea che Pino aveva di Napoli non si era ammorbidita, anzi qualche anno fa, in una intervista al Corriere del Mezzogiorno il cantautore era stato ancora più duro nei confronti della sua città: “Da quando ho l’età della ragione ad oggi non è cambiato niente, anzi la situazione è peggiorata. Ma non voglio pensare che non ci sia più la speranza. Una speranza che purtroppo si riaccende soltanto quando salta fuori qualcuno: una volta è spuntato Maradona, una volta Troisi, una volta Pino Daniele… Purtroppo è un popolo che ha bisogno sempre di un re. O di un Masaniello”.

Gli ultimi anni di Pino Daniele

Negli ultimi anni Pino e la sua famiglia lasciarono Napoli per vivere in Toscana, ma ogni ritorno in città per un concerto era un trionfo, osannato dal pubblico che cantava le sue canzone più belle, come Napule è, in questo concerto del 2008 in piazza Plebiscito.

Pino Daniele ci ha lasciati nel 2015 e da allora le sue canzoni sono ancora un punto di riferimento per molti.

Napule è na’ camminata
Int’ e viche miezo all’ate
Napule è tutto nu suonno
E a’ sape tutto o’ munno
Ma nun sanno a’ verità.

Alle audizione grande riscontro ha avuto anche Leonardo Gassman, figlio di Alessandro e nipote di Vittorio, che ha emozionato il pubblico con un suo brano inedito.

Foto cover: Matricole, Wikipedia