Addio lampioni: presto a illuminare le strade saranno gli alberi

Addio lampioni: presto a illuminare le strade saranno gli alberi

Tra le intuizioni più belle del film Avatar c’è il ruolo delle piante. Ricordi? Pandora, la luna del gigante gassoso Polifemo, è ricoperta da una foresta piena di vita, aliena. Una delle molte ispirazioni si trova tra le montagne di Tianzi, “sospese” nel cielo della Cina. Gli alberi di Pandora non sono un semplice sfondo, ma rappresentano una “rete naturale” indispensabile per la sopravvivenza del pianeta. Scambiano informazioni e controllano l’equilibrio tra tutti gli organismi.

Tra queste straordinarie piante, nel film si vedono anche meravigliosi fiori e alberi bioluminescenti. Il regista James Cameron, per creare questo straordinario mondo, non si era affidato “semplicemente” agli effetti speciali, ma aveva richiesto una consulenza direttamente all’Università della California.

In uno scambio continuo tra realtà e fantascienza che oggi, ancor più del 2009 (l’anno della sua uscita al cinema) è più fitto e sovrapposto. Proprio quei fiori e quelle piante illuminate potrebbero presto diventare la realtà anche sulla Terra.

C’è da dire però che esempi simili se ne trovano già nel mare delle Maldive e sulla costa di Okayama. Ma a illuminare questi paesaggi sono rispettivamente alghe e lucciole marine.

Piante che si illuminano di notte

Un gruppo di ricercatori del MIT di Boston, coordinato dalla professoressa Seonyeong Kwak, sta lavorando a un progetto che definire audace è dir poco. La ricerca è stata finanziata dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. Ed è stata pubblicata sulla rivista Nano Letters.

L’obiettivo è quello di permettere alle piante di brillare, così che un giorno possano illuminare le nostre case e strade. Permettendoci progressivamente di fare a meno di lampade, lampadine e lampioni. Aiutando a combattere così anche l’inquinamento luminoso.

Come ha scritto Michael Strano, uno dei responsabili dello studio, in un comunicato stampa: “La luce sarà ricavata dal metabolismo energetico della stessa pianta. L’obiettivo è quello di creare una pianta che funzioni come una lampada da scrivania, una lampada che non è necessario collegare.”

Cavoli, spinaci e crescioni luminosi

In alcuni esemplari di cavolo nero, spinaci e crescioni d’acqua, i ricercatori del MIT hanno infuso il luciferasi. L’enzima coinvolto nel processo di bioluminescenza. Come nel caso della lucciola.

Come ha ricostruito la rivista Motherboard, dopo aver infuso l’enzima “ha sommerso le piante in una soluzione contenente nanoparticelle di silicio (quelle che trasportano il luciferasi), più le molecole con cui reagisce per brillare, le luciferine, e le hanno sottoposte a pressione.”

Si stanno mettendo a punto anche degli spray per spruzzare più facilmente le nanoparticelle sulla superficie di piante e alberi. “Eseguiamo questo trattamento”, ha proseguito Strano: “quando la pianta è ancora in crescita o quando è già matura, e farlo durare per tutta la sua vita”. Il processo non fa male alla pianta e non la modifica geneticamente.

Per il momento le piante nei laboratori del MIT sono state in grado di rilasciare una luce fioca per quattro ore circa. Ancora molto poco, ad esempio, per raggiungere quella necessaria alla lettura. La strada è lunga, ma importante è averla intrapresa. Perché questo processo può essere realizzato su tutti i tipi di piante. Anche gli alberi più grandi che illumineranno le nostre strade come su Pandora.

La bioluminescenza artificiale è stata già adottata in alcune città. Come nel caso delle piste ciclabili in Polonia che potrebbero presto arrivare anche in Italia.

Immagine di copertina