Afantasia, la strana malattia che impedisce di pensare per immagini

Afantasia, la strana malattia che impedisce di pensare per immagini

Il suo nome, con quell’alfa privativo, suona assurdo, goffo. Ma soffrire di afantasia può essere debilitante. Il termine è nuovo, nasce nel 2010 coniato da un team di ricercatori di psicologia e neuroscienze.

Ma che cosa si intende per afantasia? Si tratta in sostanza della “mancanza di immaginazione, l’incapacità di formare immagini mentali“.

Chi è affetto da questa sindrome sperimenta una specie di cecità psichica che non gli permette di rappresentare qualcosa se non ce l’ha davanti agli occhi. Le rappresentazioni mentali sono fondamentali a ricordare, a sognare oltre che ovviamente a essere creativi. Immaginare mentalmente ci aiuta a fissare meglio le idee e approfondirle in ogni loro parte.

La disfunzione è tornata alla ribalta dopo che Blake Ross, una delle menti del browser Mozilla Firefox, ha pubblicato su Facebook un post in cui racconta la sua esperienza. Dopo aver letto un articolo sull’argomento ha contattato un caro amico chiedendogli di immaginare una spiaggia. Quando Ross ha scoperto che l’amico non la immaginava soltanto in quanto concetto ma la vedeva con tanto di sabbia, mare e ombrelloni, e in più a colori, ha capito di soffrire di afantasia.

Ross ha spiegato che non è in grado di immaginare mentalmente un viso familiare, ma la sua mente gli permette di ricordarsi di qualcuno grazie a una serie di caratteristiche associate a quella persona. In questo senso lui apprende dei concetti che assembla e scompone sotto forma di fatti. “La mia attività mentale consiste in una narrazione continua eseguita da una voce monotona“, ha spiegato l’informatico. Per lui è impossibile ricordare una precisa melodia, la sensazione che gli ha trasmesso un determinato luogo ecc.

Al momento però i ricercatori non hanno ancora capito quale sia l’origine dell’afantasia. Non sanno ancora se si tratti di un difetto neurologico o una malattia degenerativa. Ma si può stare tranquilli, vista anche l’esperienza di Ross: chi ne soffre può avere una vita perfettamente normale.

Immagine via Flickr