La Bramea del Vulture, una farfalla preistorica nascosta tra i laghi della Basilicata

La Bramea del Vulture, una farfalla preistorica nascosta tra i laghi della Basilicata

“La suggestione delle farfalle non nasce solo dai colori e dalla simmetria“, ha scritto Primo Levi: “Non le definiremmo altrettanto belle se non volassero, o se volassero diritte come le api, o se pungessero, o soprattutto se non attraversassero il mistero conturbante della metamorfosi.”

Tra i motivi che concorrono a rendere questi animali così straordinari, c’è anche, nell’immaginario comune, la loro fragilità. Anche se le farfalle non vivono soltanto un giorno, come vuole il luogo comune, la vita di un lepidottero adulto è spesso più breve di quella del suo stadio preimmaginale (quando cioè è crisalide o bruco). Questo è il momento cruciale per la riproduzione e la sopravvivenza della specie.

Nascosta tra i laghi di Monticchio, vicino Melfi in Basilicata, si trova una farfalla preistorica che sopravvive da 20 milioni di anni. La Bramea del Vulture (il nome richiama il dio indù Brahma, il “creatore dell’universo”), presente fin dal Miocene, ma scoperta soltanto di recente, negli anni ’60 del secolo scorso.

Milioni di anni fa la zona del Vulture (dove oggi si possono ammirare due splendidi laghi immersi in una verde vegetazione) era rocciosa e dominata da un vulcano attivo (spento soltanto 130mila anni fa). La Bramea condivideva l’ambiente ostile con specie di animali oggi estinte.

Nel 1963 a scoprirla fu l’entomologo altoatesino Fred Hartig. A un primo sguardo gli ricordò le lontane parenti dell’Anatolia, del Caucaso, dell’Iran, dell’India e del Giappone. Ma rispetto alle altre bramee il suo aspetto aveva particolarità mai classificate prima.

Farfalla notturna, il bruco della Bramea ha macchie gialle, bianche e arancioni. Una volta diventata farfalla, sulle ali si formano linee trasversali scure e ondulate. Quelle nervature radiali, che uniscono le ali al corpo, sono un residuo preistorico, rintracciabili in altre specie estinte. Questa sembra essere l’unica discendente sopravvissuta e mai mutata dell’antenata che ha dato origine alle altre bramee.

Nel 1971 riconosciuta finalmente la sua importanza, è stata istituita la Riserva di “Grotticelle”—un parco di 200 ettari—interamente adibita alla salvaguardia del suo habitat.

Nel 1996 le è stato dedicato anche un francobollo delle Poste Italiane in quanto “vanto per il nostro Paese che documenta antiche connessioni geologiche tra l’Appennino meridionale e il Mediterraneo orientale risalente all’epoca terziaria”. Nell’estate del 2003, il fratello dell’imperatore del Giappone, appassionato entomologo, in visita ufficiale a Roma, ha voluto vedere, ricevendo in dono, proprio una coppia di questo straordinario esemplare.

Immagine via Wikipedia