I cambiamenti climatici mutano i confini terrestri italiani

I cambiamenti climatici mutano i confini terrestri italiani

I confini dell’Italia sono in continuo mutamento. E non per questioni politiche, ma per i cambiamenti ambientali. I ricercatori, che hanno lavorato al progetto Italia Limes, hanno infatti analizzato nel corso del tempo i mutamenti a cui vanno incontro i confini settentrionali del nostro Paese in seguito allo scioglimento dei ghiacciai, dimostrando che la conformazione dell’Italia è “liquida“.

La linea di demarcazione che separa l’Italia dalla Francia, dalla Svizzera e dall’Austria, infatti, si sposta su base annua. Con misurazioni che a volte raggiungono anche le centinaia di metri, in seguito al rapido scioglimento dei ghiacciai. Queste particolari zone, infatti, rappresentano un ottimo sistema per valutare non solo come muta il territorio, ma anche come cambiano le condizioni climatiche.

Come i ghiacciai cambiano il territorio

I ghiacciai sono termometri naturali dei cambiamenti climatici, specialmente sulle Alpi. Dove volumi e superfici sono relativamente ridotti rispetto ad altri continenti. Qui il cambio delle condizioni climatiche si sente immediatamente. E il ritiro o l’avanzata del ghiaccio è molto veloce.

Ha spiegato il professor Aldino Bondesan dell’università di Padova. Che ha iniziato a collaborare al progetto dopo che lo Studio Folder—ideatore del progetto—era riuscito a renderlo noto.

La ricerca, infatti, ha richiesto diversi anni di analisi e diverse spedizioni per effettuare le rilevazioni. Nel 2014 il progetto era stato presentato in forma di installazione artistica alla XIV Mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia. E durante l’esibizione si potevano constatare i vari spostamenti effettuati dalla linea del confine in seguito ai cambiamenti morfologici dei ghiacciai. Tramite un pantografo che era collegato a cinque sensori sul ghiacciaio della Grava. Al confine fra Austria e Italia.

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L’ampliamento del progetto

Il progetto dopo l’installazione ha ottenuto l’attenzione della comunità scientifica. E allo Studio Folder si sono uniti i poli dell’università Bicocca di Milano, di Parma, di Padova. Oltre all’OGS di Trieste (Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale). Nel 2016, quindi, è stata effettuata una seconda spedizione. Sono stati applicati 26 sensori sulla superficie del ghiacciaio di Similaun, sempre al confine con l’Austria, che per sei mesi hanno monitorato i suoi cambiamenti.

Ognuno di questi sensori è collegato via GSM con un server. E i dati vengono raccolti e in seguito collegati a singoli eventi di insolazione, pioggia in alta quota, o cambiamenti di temperatura. Il nuovo sistema di monitoraggio, insomma, permette di studiare in tempo reale l’abbassamento e le mutazioni della superficie del ghiacciaio. Con segnali inviati ogni due ore dai sensori.

Studiare l’inquinamento attraverso i ghiacciai

Se si pensa che buona parte dei 2000 chilometri che compongono i confini settentrionali dell’Italia sono punteggiati da ghiacciai—Grand CombinMonte Bianco, Monte Rosa, Vélan, Bernina ecc ecc—si capisce facilmente quanto sia mutevole l’aspetto dell’Italia da questo punto di vista.

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Questa ricerca è incredibilmente pionieristica. Non soltanto perché consente di comprendere come muti il territorio, e cambino i riferimenti—anche politici—che siamo abituati a considerare come stabili. Ma anche perché è la prima “mappatura” europea così esplicita dei cambiamenti climatici. Solitamente il riscaldamento globale si misura in aree piuttosto lontane da noi, mentre grazie al progetto Italia Limes è stato possibile valutarlo direttamente sulle Alpi.

“In passato i ghiacciai si scioglievano d’estate e si riformavano d’inverno. Con il cambiamento climatico, la loro forma cambia in modo drammatico e permanente, tanto che è possibile constarne il mutamento in 10-15 anni. Se prima si poteva assumere che il confine restasse sempre nella stessa posizione, oggi disponiamo degli strumenti per tenere traccia dei cambiamenti,” ha recentemente dichiarato in un’intervista Marco Ferrari, di Studio Folder.

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