Cinque casi estremi e famosi di disturbo ossessivo-compulsivo

Cinque casi estremi e famosi di disturbo ossessivo-compulsivo

Il disturbo ossessivo-compulsivo è una delle branche della psicologia più studiate: una serie variegata di fissazioni che possono colpire gli individui e spingerli fino alla paranoia che sfocia poi in una serie di comportamenti compulsivi mirati—secondo il paziente—ad attenuare il senso di malessere causato dalle ossessioni.

Nel corso della storia sono stati moltissimi i casi: persone con il terrore dei germi che passavano intere giornate a lavarsi le mani, ad esempio. Questo tipo di disturbo, infatti, può verificarsi con diversi gradi di gravità: quando un’ossessione diventa talmente pervasiva da occupare tutta l’attenzione e il tempo di un paziente, allora si parla di un vero e proprio caso limite. E quelli di cui stiamo per parlarti sono cinque fra i casi più famosi ed emblematici della storia.

Jean C

Lo psichiatra francese Pierre Janet, nel suo classico testo Ossessioni e psicastenia, faceva menzione di un paziente che aveva seguito per diverso tempo e che soffriva del disturbo ossessivo-compulsivo più grave a cui avesse mai assistito: quello di Jean C. Questo paziente era ossessionato dalla paura di morire, e vedeva pericoli mortali in ogni aspetto della vita: evitava di uscire, di maneggiare oggetti contundenti e di entrare in contatto con gli altri per paura di contrarre malattie contagiose. Nonostante questo regime di clausura la sua ossessione non si placò: la paura di morire sconfinò nella certezza che il suo corpo aveva qualcosa che non andava, e Jean C passava le sue giornate controllando continuamente i battiti del cuore per paura di essere colpito da un infarto fulminante.

Richard Wallace

Quello di Richard Wallace è il caso più eclatante di accumulo compulsivo mai studiato—una forma di ossessione che ti spinge ad accumulare oggetti senza mai buttarli. Nel corso di oltre 30 anni questo cittadino inglese accumulò talmente tanti rifiuti—fra riviste, lattine e ferraglia arrugginita—da riempire quasi interamente l’intero spazio vitale, giardino compreso, della sua abitazione. Nel 2011 la mole di spazzatura accumulata era talmente imponente, da potere essere visibile tramite le immagini di Google Maps.

Mad’lle F

Registrato dallo psichiatra francese Esquirol, questo caso è noto per essere stato il primo esempio di disturbo ossessivo-compulsivo descritto da un’autorità medica. All’età di 18 anni, una paziente chiamata Mad’lle—la cui famiglia si era rivolta a Esquirol—sviluppò una serie complessa di rituali legati alla cura del proprio corpo. La mattina la ragazza strofinava con le mani i piedi per dieci minuti, al fine di assicurarsi che nulla si fosse insinuato tra le sue dita o sotto le sue unghie. Poi passava le restanti ore della giornata a pulirsi e controllare di non avere oggetti sotto le ascelle o fra le dita. Successivamente le sue fissazioni immaginarie si concentrarono sui capelli: li pettinava continuamente—anche tutta la notte— per assicurarsi che nulla ci fosse rimasto intrappolato.

Howard Hughes

Famoso in vita grazie alla fama conquistata come grande imprenditoreaviatore, una volta morto, il caso di Howard Hughes—a metà del secolo scorso—divenne celebre per la serie di comportamenti ossessivi che aveva sviluppato con le persone che lo circondavano. Terrorizzato dai contatti umani, infatti, il grande imprenditore era talmente ossessionato da impedire ai suoi dipendenti e collaboratori di rivolgergli la parola: per comunicare con lui, dovevano scrivere dei brevi bigliettini, e lasciarglieli sotto la porta. Col passare del tempo la sua paura degli altri si trasformò in una reclusione ossessiva: pur di non avere contatti con le persone, iniziò a tagliarsi i capelli da solo, e durante gli ultimi anni della sua vita non uscì mai dalla sua camera da letto.

Johanna H

Quello di Johanna H fu un celebre caso di studio condotto all’università di Budapest: questa paziente soffriva di gravi sintomi di disturbo ossessivo-compulsivo. Dopo essere stata sposata per un anno, divenne ossessionata dall’idea di poter avere una relazione amorosa non consenziente con qualcuno che non fosse il marito. La sua paranoia divenne così distaccata dalla realtà che Johanna arrivò a costruirsi una cintura di castità della quale solo il marito aveva la chiave, in modo da non poter essere indotta in tentazione.

Immagini: Copertina