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Cinque "disturbi mentali" del passato che oggi non lo sono più

Per definizione, un disturbo mentale è “una condizione patologica che colpisce la sfera comportamentale, relazionale, cognitiva o affettiva di una persona in modo disadattativo.” Psichiatria, psicopatologia e certi rami della psicologia sono i campi di studio che si occupano di indagare le varie declinazioni dei disordini e come diagnosticarli.

Come in qualsiasi campo di studio, nel corso della storia però alcuni ricercatori e medici specializzati sono incorsi nell’errore, ovvero hanno creduto che certe inclinazioni umane fossero delle vere patologie o “inventato” da zero disturbi inesistenti. Ne abbiamo selezionati cinque.

Lunaticità

Oggi, con “lunatico” intendiamo una persona che è tendente agli sbalzi d’umore, ma nel corso dei secoli l’accezione di questo temine si riferiva agli “influssi” provocati dalla luna sulla stabilità umana. Leggende su lupi mannari a parte, si è creduto per molto tempo che la luna piena potesse condurre le menti umane alla follia. Per esempio, il filosofo Aristotele era fermamente convinto che le maree influissero particolarmente sulle capacità intellettive del nostro cervello. In realtà, la luce lunare, prima che la luce artificiale delle città diventasse preponderante, poteva incidere sul sonno degli individui, ma è una questione che riguarda più la produzione di melatonina.

Il disturbo di personalità inadeguata

Ti è mai capitato di sentirti inadeguato in un contesto o in una determinata situazione? È naturale, capita a tutti. Nell’Ottocento, secondo gli psichiatri dell’epoca, chi sentiva per un lungo periodo questa sensazione era affetto dal “disturbo di personalità inadeguata”. Una condizione che avrebbe progressivamente deteriorato le capacità adattive di un individuo fino a farlo regredire a uno stato infantile. Questa errata valutazione è stata depennata dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali nel 1980. Sentirsi inadeguati, quindi, non è una malattia.

Isteria

Nel parlato odierno il termine “isterico” è ancora usato: indica un individuo che ha reazioni emotive eccessive e incontrollate. Nella psichiatria dell’Ottocento, invece, l’isteria indicava attacchi e comportamenti compulsivi, che si riferivano soprattutto alle donne. Basta guardare all’etimologia della parola “isteria”, dal greco Hysteron, ovvero utero. Nella quarta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali l’isteria generica è stata depennata. Oggi si parla invece di patologie specifiche come il “Disturbo di Personalità Istrionica”, il “Disturbo di Conversione” e i “Disturbi Dissociativi”.

Bollori

Nel gergo comune, “calmare i bollenti spiriti” è una formula usata per consigliare a uno o più di individui di chetarsi. In epoca vittoriana, invece, per gli psichiatri inglesi i “bollori esistenziali” erano una vera e propria epidemia che affliggeva tre quarti della popolazione femminile. Per esempio tutte le suffragette ne erano “affette”, perché inclini a “ribellarsi alle idee correnti”, un preponderante sintomo della patologia. Secondo i medici, il problema era dovuto al malfunzionamento della milza. Valutazione, ovviamente, sbagliata.

Infermità morale

Il concetto di “infermità morale” non è del tutto sbagliato, ma partiva dai presupposti sbagliati. La definizione della patologia, introdotta nel 1835, individuava delle perversioni emotive e impulsive in individui che non presentavano nessun deficit di intelligenza o ragionamento. Un primo passa è stato fatto quando nel 1888, quando si è cominciato a parlare di “inferiorità psicopatica” al posto di “infermità morale”. Infatti oggi la psicopatia è considerata come una “anomalia patologica della personalità, in quanto motivo, in certi casi, di pericolo per il soggetto o per la società”.

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