Dopo la clonazione dei due macachi è il nostro turno?

Dopo la clonazione dei due macachi è il nostro turno?

La notizia, come era facilmente prevedibile, ha fatto il giro del mondo: un gruppo di ricercatori in Cina è riuscito, per la prima volta nella storia, a clonare due primati. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell.

La clonazione è stata realizzata con la medesima tecnica sfruttata per la pecora Dolly. Ricordi? Nacque il 5 luglio 1996. Venne clonato con successo, da una cellula somatica, il primo mammifero.

La clonazione dei due macachi è un altro risultato storico. Anche se è stato un processo molto travagliato. Le due tenerissime scimmiette, Zhong Zhong e Hua Hua, non sono state il primo tentativo. Prima di loro 79 embrioni erano stati impiantati in 21 madri surrogate. È ancora presto, insomma, per parlare di clonazione come un processo affidabile.

Eppure, come succede sempre in questi casi, il nostro primo pensiero è distopico. Fantascientifico. Subito pensiamo che questo esperimento abbia aperto la strada alla clonazione umana.

Mu-ming Poo, direttore dell’Istituto di Neuroscienze di Shanghai, che ha coordinato lo studio, è stato il primo a dirlo.

Non penso che le società, l’opinione pubblica e i governi possano mai autorizzare l’estensione di questo metodo oltre i primati non umani.

Giuseppe Macino, professore di biologia cellulare alla facoltà di medicina dell’università di Roma “La Sapienza”, allo stesso modo, ha scritto un articolo che inizia così: “Tanto rumore per nulla?

Giuseppe Novelli, direttore della U.O.C. Laboratorio di Genetica Medica del Policlinico universitario di Tor Vergata e rettore della stessa università ha detto:

La clonazione umana non si farà mai perché è immotivata e soprattutto inutile.

Nonostante i pareri negativi degli specialisti, il pensiero di una prossima clonazione umana è ancora forte. Andy Coghlan, giornalista di New Scientist ha provato a rispondere ad alcune delle domande più frequenti sull’argomento. Le sue risposte sono utilissime per calmare le nostre ansie. L’articolo è stato ripreso da Internazionale.

No, la clonazione umana non è alle porte

È la domanda più angosciante. Nonostante ci siano stati tentativi, la risposta che dà Andy è negativa. Nell’articolo, ricorda il lavoro del 2013 condotto dall’équipe di Shoukhrat Mitalipov che ha provato a clonare embrioni umani con un metodo simile a quello usato con la pecora Dolly e i macachi. 

E poi ancora, quello del 2014, dal gruppo guidato dal biologo Robert Lanza. Andy però ha chiarito che per gli embrioni umani creati in questo modo, non è previsto uno sviluppo superiore ai 14 giorni. E  “tanto meno l’impianto in una madre surrogata”.

Si tratta di “cloni terapeutici usati per creare linee di cellule staminali geneticamente identiche alla cellula adulta da cui provengono e per studiare lo sviluppo delle malattie dell’embrione umano”.

Tecnicamente è difficilissimo realizzarla, visti ad esempio i numerosissimi tentativi con i due macachi.

Le questioni etiche, legali, filosofiche e tecniche rendono la clonazione umana altamente improbabile.

No, sarebbe assurdo assemblare un clone umano senza cervello

Non si può creare un clone umano senza cervello che fornisca organi di ricambio o per testare nuovi farmaci. Dal punto di vista etico è inaccettabile. Mentre da quello scientifico è di difficile realizzazione. Durante la gravidanza bisognerebbe “silenziare i geni dell’embrione che formano il cervello, ma non si sa se il feto riuscirebbe a sopravvivere”.

È improbabile che un corpo senza cervello “possa essere alimentato o crescere normalmente”, anche se ci sono casi di persone sopravvissute con un cervello molto piccolo.

Sì, si potrebbero clonare specie a rischio prima che si estinguano

Conosci Joel Sartore? Il fotografo di National Geographic che sta lavorando a un progetto bellissimo. Dedicato alle specie di animali in via d’estinzione. Si chiama Photo Ark. Per ora gli animali immortalati sono circa 7500.

La clonazione potrebbe allora trasformarsi in uno strumento positivo. Ci sono già stati dei tentativi in passato. Vent’anni fa è stato clonato il gaur, un bovino in via d’estinzione. Anche se è morto poco dopo la nascita.

In Corea del Sud, invece, nel laboratorio di Huang Woo-suk è stato già clonato un cane. Ci sono in programma la clonazione di altri animali in via d’estinzione come il lupo etiope e il mosco siberiano.

Anche questo tema va affrontato però con i guanti. Gli effetti collaterali sarebbero, secondo Andy, lo spostamento di attenzione dalle attività umane che minacciano le specie. E che la clonazione, potrebbe alla lunga, ridurre la diversità genetica degli animali.

Immagine di copertina di Sharon McCutcheon