Perché il colore blu è così raro nel mondo animale?

Perché il colore blu è così raro nel mondo animale?

“Il blu“, scriveva Goethe nel 1810: “ha un effetto visivo strano e quasi inesprimibile. Esso è in sé un’energia… c’è qualcosa di contraddittorio in esso che dà carica e che calma […] proprio quando desideriamo catturare un bell’oggetto che si allontana da noi ci scopriamo a osservare piacevolmente il blu – non perché si imponga alla nostra vista, ma perché ci trascina”.

Nel campo della letteratura, della musica e della pittura il blu è uno dei colori più usati e caratteristici. Anche se, non tutti lo sanno, ma nell’antichità, non veniva considerato neanche un colore a sé stante. Ma come una variazione. Di bianco, di verde, di nero.

Il blu è un colore strano. Pensa al mondo animale. Non ci sono tigri, pipistrelli, elefanti o cani di questo colore naturale. Sì, c’è la balenottera azzurra, ma non è mica così azzurra.

Questo colore è uno dei più rari in natura. Quelle volte che ci capita di vederne una sfumatura su un’ala di uccello o di insetto l’effetto visivo è straordinario. E non è un caso.

Perché il blu non è diffuso come gli altri colori?

Per rispondere a questa domanda ascoltiamo una breve lezione (di biologia, chimica e fisica), condotta dal ricercatore Joe Hanson. Conduttore di una puntata di “It’s Okay To Be Smart”. Per realizzarla hanno contribuito altri ricercatori, di Yale e Harvard, per far capire la complessità di questa apparentemente semplice domanda.

Per spiegare l’eccezionalità di questo colore, partiamo da animali eccezionali: le farfalle. In particolare dalla morfo blu. Se si analizza al microscopio un frammento minuscolo di questo colore, spruzzato sulle ali, ci si accorge che non nasce da un pigmento. Ma da qualcos’altro.

Bob Robbins è il curatore di Lepidoptera al National Museum of Natural History di Washington. Al secondo minuto del video mostra come il colore metallico di queste morfo vari a seconda del punto di vista dal quale le si osserva. Deve la sua colorazione caratteristica all’iridescenza e non alla pigmentazione. È come “se fossero blu ma in realtà non lo sono”, si potrebbe paradossalmente dire.

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Foto di Bill Williams. via

Una questione di iridescenza e non di pigmentazione

Si legge sul dizionario alla voce “iridescenza”:

Fenomeno ottico consistente in riflessi superficiali, e talvolta mobili, dei colori dell’iride, dovuto a fenomeni di rifrazione e interferenza.

Se si guarda al microscopio una squama alare blu, esplorando le sue nano-strutture, si trovano tantissime “catene” che hanno la forma di piccoli “alberi di Natale”. La disposizione dei “rami” determina il colore dell’ala. Quando la luce le colpisce, una parte rimbalza sulla superficie superiore e un’altra attraversa gli strati dell’albero di natale, riflettendosi sulla parte inferiore. Nella maggior parte dei colori, le onde riflesse nella parte superiore e inferiore non sono in sincrono, così si annullano e la luce viene rimossa. Nel caso del blu invece le onde sono in sincrono e possono essere scorte dal nostro occhio.

Il blu, per semplificare il discorso (che puoi ascoltare al minuto 3:25), sarebbe quindi una questione di struttura e non di pigmentazione. Pochissimi animali sono in grado di creare un colore del genere sul proprio corpo. Tra questi c’è un’altra farfalla, la nessaea obrinus. Esemplare ancora più straordinario proprio per questa sua capacità. Poco studiata dagli scienziati perché rarissima.

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Foto di Niklas Garnholz. via

Un lungo e ingegneristico processo evolutivo

Al termine del video Joe si chiede: “Perché nella quasi totalità dei blu in natura la questione riguarda l’iridescenza e non la pigmentazione?” La domanda è stata girata ad altri ricercatori e ne è uscita fuori una teoria molto suggestiva.

Molto tempo fa gli uccelli e le farfalle hanno sviluppato l’abilità di vedere la luce blu. Ma non riuscivano a trovare un modo per “apporla” anche sui propri corpi. Questo li avrebbe aiutati ad aumentare le opportunità di comunicazione e sopravvivenza. Ma come fare? Una volta trovato il modo non si poteva certo aggiungere ai propri geni. Era molto più semplice fare affidamento all’evoluzione. Cambiare cioè la forma dei loro corpi, a un livello microscopico, e creare il blu sfruttando la fisica.

In pratica, ha concluso Joe, “è stato risolto un problema biologico attraverso l’ingegneria”. Un modo straordinario che, anche nel nostro mondo artistico, ha reso questo colore unico.

Il grande pittore Yves Klein, che aveva ideato una precisa sfumatura (“la più perfetta”) di questo colore, spiegava così la sua straordinarietà:

Che cos’è il blu? Il blu è l’invisibile che diventa visibile… non ha dimensioni. È al di là delle dimensioni a cui partecipano gli altri colori.

colore blu medusa mondo animale

Foto di Markus Wagner. via

Immagine di copertina di Tj Holowaychuk