I luoghi comuni sulle differenze tra uomini e donne, sfatati dalla scienza

I luoghi comuni sulle differenze tra uomini e donne, sfatati dalla scienza

Gli stereotipi di genere, e le loro conseguenze sulla società, sono uno dei grandi temi del nostro tempo. Queste differenze ipotetiche fra uomini e donne, infatti, mettono a repentaglio la libertà e la realizzazione degli individui. Creando una società iniqua. E il primo passo per cambiare le cose è comprendere quale sia davvero la realtà.

Distruggere con la cultura e la scienza i falsi stereotipi—anche quelli che sembrano più innocui—è di basilare importanza. Siamo portati tradizionalmente a credere che le donne abbiano più propensione a parlare, che siano meno dotate nella matematica, che abbiano una sorta di intuito naturale per i rapporti umani.

Tutti luoghi comuni che creano differenze e separano la società. Fortunatamente, però, esistono studi scientifici che nel corso del tempo li hanno messi in discussione. Vediamone alcuni.

Le donne parlano di più

Secondo uno stereotipo piuttosto diffuso, le donne sarebbero più comunicative degli uomini dal punto di vista verbale. In sostanza: le donne parlerebbero molto più degli uomini. È una differenza di genere ben radicata, che si può notare spesso anche negli ambiti più leggeri. Pensiamo ad esempio ai film in cui il marito è comicamente esasperato dalla prospettiva di tornare a casa e sentir parlare la propria moglie per ore e ore.

Ebbene, secondo uno studio condotto dall’università dell’Arizona, negli Stati Uniti, non esiste alcuna differenza nella quantità di produzione verbale fra uomini e donne. Lo studio, risalente al 2007, ha seguito per un lasso di tempo prolungato un campione significativo di studenti. Sia maschi che femmine. E ha scoperto che in media pronunciavano circa 16000 parole al giorno. Senza alcuna differenza sostanziale fra i sessi.

Foro di Ugur Akdemir, Via.

Foto di Ugur Akdemir, Via.

Gli uomini sono più competitivi

Altro stereotipo ben radicato: gli uomini avrebbero una naturale propensione alla competizione. Questa credenza è molto evidente nella società occidentale, di derivazione patriarcale, dove agli uomini sono spesso riservati ambiti lavorativi e sociali in cui è richiesta questa caratteristica per emergere. Ma davvero esiste una base naturale che riguarda la competizione, o è solo il prodotto stesso di uno stereotipo?

Studiando delle culture non patriarcali, ma matrilineari, come quelle dei Masai, alcuni ricercatori universitari hanno smontato del tutto questo stereotipo. Uri Gneezy dell’università della California, e Kenneth Leonard dell’università del Maryland hanno notato, in anni di studi, che le società matriarcali—in cui sono le donne a guidare il villaggio—presentavano gli stessi indicatori di competitività selettiva nella popolazione.

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Foto di Markus Spiske, Via.

Gli uomini sono più portati per la matematica

Altra tipica differenza stereotipata di genere, quella che vorrebbe gli uomini più portati per le scienze e le donne per le materie umanistiche. Una questione piuttosto gravosa, che indirizza spesso a priori gli individui verso certe carriere o aspettative di vita.

È stato infatti dimostrato, da un famoso studio condotto anni fa all’università del Texas, che sono proprio i preconcetti sulle propensioni di genere a creare differenze nei risultati fra donne e uomini.

Lo studio prevedeva di analizzare i risultati nei test di matematica di due gruppi distinti di studenti. Nella prima classe, gli studenti venivano informati della falsa credenza secondo cui le donne siano biologicamente meno portate per la matematica. Nella seconda, invece, gli studenti venivano trattati in modo neutro dall’insegnante.

I risultati, replicati poi in vari studi successivi che hanno avvalorato la ricerca, hanno indicato che le studentesse della seconda classe raggiungevano in media gli stessi risultati dei maschi nei test di matematica.

Foto di Helloquence, Via.

Foto di Helloquence, Via.

Le donne sono più emotive

I contesti sono importanti anche per le espressioni e i risultati di altri stereotipi di genere. Come quelli legati all’emotività. In un famoso studio condotto dalla ricercatrice Ann Kring della Vanderbilt University, a un gruppo misto di studenti è stato chiesto di guardare insieme una serie di film commoventi. Alla fine delle sessioni, Kring svolgeva analisi individuali e comuni con gli studenti, in cui chiedeva loro di descrivere le emozioni che i film gli avevano trasmesso.

Durante il suo studio, notò che durante i colloqui individuali non esistevano differenze significative fra le emozioni provate dagli uomini e dalle donne. Era soltanto durante gli incontri comuni—quando si doveva parlare delle emozioni in pubblico—che le donne dimostravano più propensione a esternare le emozioni. Questo le fece capire che il contesto, e gli stereotipi di genere, influenzavano la comunicazione emotiva. Gli uomini si sentivano più giudicati, se esternavano le proprie emozioni.

Foto di Freestocks.org, Via.

Foto di Freestocks.org, Via.

Le donne sono più intuitive

Sempre legato all’aspetto emotivo della stereotipia di genere, è il preconcetto secondo cui le donne sono dotate per natura di una sorta di istinto più accentuato nel saper comprendere le emozioni altrui. “Una donna queste cose le capisce al volo,” è la classica espressione che si usa in questi casi.

Un studio condotto da Richard Wiseman, dell’università di Hertfordshire, ha però distrutto questo stereotipo. Nel corso della sua ricerca il professore dell’università inglese ha analizzato un campione di circa 15000 soggetti. Ai volontari Wiseman chiedeva di osservare una serie di ritratti di persone che sorridevano. E intuire quali fossero i soggetti che lo stavano facendo forzatamente.

Nonostante durante le interviste preliminari le donne si erano dichiarate più sicure degli uomini di riuscire a intuire quali fossero i sorrisi reali, i risultati generali non indicavano nessuna differenza sostanziale. Sia gli uomini, che le donne, erano in grado di riconoscere circa il 71% dei sorrisi.

Immagini: Copertina di Henri Pham