Ma se l'ascensore precipita e all'ultimo momento facciamo un salto?

Ma se l'ascensore precipita e all'ultimo momento facciamo un salto?

Se un ascensore sta precipitando e fai un salto poco prima che si schianti riesci a salvarti? È una domanda che prima o poi salta fuori, tra i più fifoni mentre leggono la targhetta sull’ascensore che li sta portando al tredicesimo piano, oppure tra amici un po’ nerd alla fine di una cena. In molti sono convinti che un salto al momento giusto possa salvare la vita agli sfortunati occupanti di un ascensore in caduta libera, opponendosi alla caduta: ma come vedremo tra poco le loro convinzioni si scontrano (è il caso di dirlo) con la scienza sulla caduta dei gravi e con diverse altre leggi della fisica.

Prima però qualche buona notizia: è estremamente improbabile precipitare dentro un ascensore. Proprio per motivi di sicurezza e riduzione del rischio, la cabina non è attaccata a un solo cavo: di solito ce ne sono 4 – 8 e ognuno è in grado di reggere il peso dell’intero ascensore e dei suoi occupanti. Gli ascensori sono inoltre dotati di freni laterali, che si attivano automaticamente nel caso in cui inizino a viaggiare verso il basso a velocità eccessive, chiaro indizio che qualcosa sta andando storto. I sistemi di sicurezza sugli ascensori dei giorni nostri sono tali da renderli molto sicuri. Detto questo, vediamo cosa potrebbe accadere nel caso più sfortunato possibile: un ascensore che precipita per decine di piani e senza freni funzionanti.

Quando sono in caduta libera, l’ascensore e gli occupanti si muovono alla stessa velocità all’interno del vano. La sensazione per chi sta precipitando è simile a quella vissuta dagli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale: e richiede di avere maniglie e altri appigli per spostarsi all’interno dei moduli della ISS in orbita intorno alla Terra. Il primo problema per un occupante nell’ascensore sarebbe quindi quello di potersi dare una spinta verso l’alto rispetto al pavimento che intanto si sta muovendo in direzione opposta. Se ci riuscisse dovrebbe spingersi abbastanza da finire probabilmente con il battere la testa contro il soffitto dell’ascensore.

Per semplificare le cose, assumiamo che l’ascensore sia in una vera e propria caduta libera, quindi senza variabili legate all’attrito dell’aria nel vano dove sta precipitando la cabina (nel nostro caso non influiscono più di tanto sul risultato finale). C’è un po’ di matematica da fare, ma niente di che: oppure saltala e vai al paragrafo successivo. Dopo appena 4 secondi di caduta libera, la velocità raggiunta è di quasi 40 metri al secondo, pari a circa 144 chilometri orari. Questo significa che una persona di 70 chilogrammi ha una quantità di moto pari a 2.800 chilogrammetri al secondo (la quantità di moto è data dal prodotto della massa, nel nostro caso 70 kg, per la sua velocità, nel nostro caso 40 m/s). La quantità di moto aumenta però in ogni istante a causa dell’accelerazione di gravità che è pari a 9,8 metri al secondo quadrato. Per sopravvivere bisognerebbe quindi trovare il modo di sbarazzarsi di questa quantità di moto quando si sta per toccare il fondo del vano in cui sta cadendo l’ascensore.

Il modo più semplice sarebbe quello di ridurre tantissimo la propria massa di 70 chilogrammi, ma naturalmente è impossibile (avremmo risolto il problema delle diete). Un altro per contrastare la caduta libera sarebbe compiere un salto in direzione opposta, quindi verso l’alto, a una velocità di 40 metri al secondo: è fisicamente impossibile farlo, se consideriamo che i migliori giocatori di basket arrivano a saltare a una velocità massima di 4,4 metri al secondo. Un balzo di questo tipo causerebbe inoltre un forte impatto con il soffitto dell’ascensore, tale e quale a quello che si vivrebbe con lo schianto al suolo della cabina restando sul pavimento.

Tempo fa, la trasmissione di divulgazione scientifica su miti e leggende metropolitane MythBusters mise alla prova il saltino, naturalmente non con un essere umano. I conduttori misero un manichino dentro l’ascensore di un palazzo abbandonato, facendolo poi precipitare con alcune telecamere al suo interno per riprendere lo schianto. Il manichino era montato sopra a una piattaforma con una molla, messa in modo da scattare pochi istanti prima dell’impatto. Il salto simulato portò il manichino a sbattere contro il soffitto dell’ascensore e a cadere poi rovinosamente durante lo schianto, con la rottura di diversi arti.

Nella remotissima possibilità di precipitare dentro un ascensore non ci sono quindi molte speranze di salvarsi, soprattutto se la caduta avviene da un’altezza di decine di piani. Per ridurre i danni, il consiglio è di avere la prontezza di stendersi sul pavimento in modo da evitare che l’impatto si concentri sulle gambe, causando fratture che si ripercuoterebbero poi sul resto della struttura ossea. Stando distesi si dovrebbe riuscire ad attutire un minimo il colpo, ma se ne uscirebbe comunque molto malconci. Senza contare che un impatto a quella velocità porterebbe a una commozione cerebrale, dove il cervello va a sbattere contro la scatola cranica, con conseguenti lesioni anche gravi.

Non ci sono comunque certezze su quale sia il modo migliore per sopravvivere se si precipita in un ascensore, ammesso che ne esista qualcuno, perché i casi documentati di incidenti di questo tipo sono pochissimi. Il record di sopravvivenza in caduta libera in ascensore risale al 1945 e riguarda una storia a dir poco sorprendente. Un aeroplano B-25 che stava volando nei pressi di New York, in una giornata molto nebbiosa, perse la rotta e si schiantò contro l’Empire State Building. Morirono 14 persone e diverse altre furono ferite. Tra loro c’era Betty Lou Oliver, che lavorava come addetta in uno degli ascensori dell’Empire State Building. I soccorritori la collocarono su un altro ascensore per farle raggiungere l’uscita del grattacielo, ignorando che i cavi fossero stati danneggiati dall’incidente. L’ascensore precipitò per 75 piani prima di schiantarsi nel piano interrato. Oliver fu ritrovata ancora viva dai soccorritori tra le macerie: cavi e altri materiali che si erano accumulati sul fondo del vano avevano attutito la caduta.

Immagini: copertina [fonte: Wikimedia Commons]