Quello che sappiamo sulla nostra memoria lo dobbiamo a Henry Molaison

Quello che sappiamo sulla nostra memoria lo dobbiamo a Henry Molaison

Ricordare una poesia o un film è un processo mnemonico soggettivo, ognuno ha i suoi tempi e modi di apprendimento. Ci sono persone dalla memoria di ferro e altre che hanno bisogno di più visioni o di letture di qualcosa per imprimerlo nella testa. Quello che sappiamo oggi della nostra memoria, le parti del cervello che la riguardano, come l’ippocampo, l’amigdala e la corteccia entorinale, è merito di un ragazzo vissuto 50 anni fa di nome Henry Molaison.

È grazie alla sua esperienza che gli studi sulla memoria hanno raggiunto un livello di complessità e approfondimento importantissimi. In questo video di SciShow puoi ascoltare la sua affascinante storia.

Henry soffriva di una grave forma di epilessia, forse dovuta a un incidente subito quando aveva 9 anni. Durante un’operazione, condotta nel 1953 da un chirurgo dell’Hartford Hospital a Henry vennero asportati i lobi temporali del cervello, ritenuti dal chirurgo i responsabili di questa malattia.

A quel punto però Henry cominciò a soffrire di una forma di amnesia anterograda. Henry non riusciva ad accumulare né preservare nuovi ricordi. Riusciva però a mantenere intatta la sua memoria procedurale, era in grado cioè di apprendere nuove abilità motorie senza però ricordare come avesse fatto. Visto che Henry non riusciva a mantenere una memoria a lungo termine gli scienziati cominciarono a capire che questa dipendeva da alcune parti precise del proprio cervello.

Prima degli anni ’50, la scienza non era in grado di spiegare come fosse possibile trasformare una determinata esperienza in ricordo che potesse essere rivissuto e riprovato, non avendo a disposizione la risonanza magnetica che abbiamo oggi, in grado di “guardare dentro” il nostro cervello. 

Per proteggere la sua privacy, quando era in vita, di Henry venivano citate soltanto le iniziali. Ma oggi, a qualche anno dalla sua morte, finalmente sappiamo il nome del ragazzo che ci ha insegnato così tanto sul nostro cervello. Il contributo di Henry continua ancora oggi che non c’è più, dato che il suo cervello è stato donato alla ricerca per essere esaminato ancora più attentamente.

Immagine via YouTube