Questa psicologa è in grado di impiantare falsi ricordi

Questa psicologa è in grado di impiantare falsi ricordi

Quando pensiamo a un ricordo pensiamo spesso a un cassetto di un grande armadio. Dentro ogni cassetto ce n’è uno, cristallizzato, che all’occorrenza ci proietta nella mente una precisa immagine che abbiamo vissuto.

“In realtà il ricordo è una rete di cellule cerebrali”, ha spiegato la psicologa e criminologa Julia Shaw. Questa rete è in continuo aggiornamento, il che, col tempo, ne altera il contenuto.

Ad esempio, quando ci sembra di ricordare un evento che risale a prima dei nostri due anni e mezzo, in realtà stiamo ricordando qualcosa di non nostro. Questo ricordo ci è arrivato magari da un racconto dei nostri genitori, dopo aver visto un filmino girato da un amico o guardando le fotografie scattate dai nostri nonni. Tutto questo materiale l’abbiamo interiorizzato e fatto nostro istantaneamente, credendo che sia accaduto direttamente a noi, anche se non è vero. I ricordi sono molto più mutevoli di quello che crediamo.

La psicologa Shaw si definisce “un’hacker della memoria” e proprio studiando questi trucchi del cervello ha imparato a usare le mnemo scienze per far credere a qualcuno che abbia fatto cose in realtà mai accadute.

Shaw lavora come insegnante e ricercatrice presso il dipartimento di Legge e Scienze Sociali alla London South Bank University. Per dimostrare come sia possibile hackerare un ricordo, Shaw si allena con i suoi studenti. “Nel laboratorio convinco le persone, attraverso l’hacking mnemonico, che hanno commesso crimini mai accaduti, lo faccio per dimostrare che l’interrogatorio, come procedura giudiziaria, può distorcere i ricordi in modo incisivo”.

Ma come ci riesce?

Come prima cosa informa le sue cavie di aver preso possesso di informazioni riservate, ricevute, ad esempio, da una telefonata-confessione dei loro genitori: “I tuoi genitori mi hanno detto che, quando avevi 14 anni, hai rubato qualcosa ed è stata coinvolta la polizia”.

Questo escamotage la aiuta ad agganciare il finto ricordo (visto che il volontario si fida dei suoi genitori) e, successivamente, scende sempre più nei dettagli (riportando ad esempio l’età di una persona, la città di nascita, il nome del migliore amico d’infanzia). Dopo un paio di settimane, assicura la ricercatrice: “È sempre più difficile distinguere un evento immaginato da uno reale”.

Ma a questo punto quello che ci si domanda dopo aver capito che i ricordi sono plasmabili è se esista qualcosa di autenticoreale nel nostro passato. “La realtà è una percezione soggettiva”, ha risposto prontamente Shaw: “Ogni giorno quando ti svegli sei una persona nuova, con un cervello diverso e dei ricordi diversi”.

Immagine via Flickr