I bambini-delfino della Thailandia

I bambini-delfino della Thailandia

Gli esseri umani si stanno sempre di più abituando alla tecnologia e allo stretto rapporto che è possibile intessere con essa: alcuni, addirittura, stanno tentando di impostare la propria vita quasi unicamente in relazione ad essa. Nel mondo, però, esistono ancora molte popolazioni che vivono a stretto contatto con la natura e che con essa sviluppano un rapporto particolare.

I Moken ad esempio sono una popolazione semi-nomade, composta da circa 3000 persone, che vive sulle coste delle isole nel Mar delle Andamane, in Thailandia. I bambini di questa popolazione hanno sviluppato un’abilità singolare: sono in grado di vedere chiaramente sott’acqua ad una profondità di circa 25 metri. Sono come delfini, insomma.

La loro vista è due volte più acuta del normale, e grazie a questa abilità possono nuotare in profondità e recuperare oggetti, vongole e piccoli pesci senza alcuna difficoltà.

Questa abilità ha attirato l’attenzione dei ricercatori nel 2004, quando gran parte dei Moken riuscì a salvarsi dal disastroso Tsunami grazie alla loro portentosa conoscenza del mare. Da allora alcuni scienziati hanno cercato di dare una risposta a questo fenomeno, per capire se ci sono caratteristiche genetiche che facilitano la visione subacquea.

Anna Gislen dell’Università di Lund, in Svezia, decise quindi di verificare quali fossero le caratteristiche uniche della tribù Moken, e lo ha fatto attraverso degli esperimenti che mettevano a confronto sia le abilità dei bambini Moken che quelle dei bambini europei in vacanza nel sud est asiatico. Il suo team ha chiesto ai bambini compresi tra gli 8 e i 13 anni di età, di guardare griglie, con strisce bianche e nere di varie larghezze, mentre erano sott’acqua.

Stando a quanto osservato dalla dottoressa Gislen, i Moken ottenevano generalmente dei risultati due volte migliori rispetto ai bambini europei.

A quanto pare, però, questa abilità non è genetica, ma dovuta ad una protratta esposizione dei bambini Moken all’acqua marina. I membri di questa tribù passano gran parte della giornata facendo immersioni per procurarsi cibo e altri oggetti, e con il protrarsi del tempo questo aumenterebbe la loro capacità di vedere sott’acqua.

“Ma, naturalmente, ci possono essere ancora componenti genetiche che rendono più facile per loro imparare queste cose rispetto ai bambini europei, non possiamo esserne certi,” ha dichiarato la dottoressa Gislen.

Esaminando gli occhi dei bambini Moken, però i ricercatori non hanno notato alcuna differenza strutturale rispetto ai bambini europei, ed è per questo che le conclusioni spingono verso una soluzione spiegabile attraverso l’adattamento dei Moken all’acqua.

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