L'intelligenza artificiale che capisce quando qualcuno finge di stare male

L'intelligenza artificiale che capisce quando qualcuno finge di stare male

Sono finite le vacanze, i più piccoli ricominciano la scuola e i più grandi si ricordano di quando avevano la loro età e rivivono le stesse emozioni. Come quella della paura dell’interrogazione o del compito in classe. Per i quali, nel caso si fosse stati impreparati, si poteva procedere in due modi soltanto: o “non entrare” o “fingere di stare male“. Magari mimando un forte mal di pancia che non poteva essere misurato dal termometro dei nostri genitori.

Qualcuno di noi questa brutta abitudine se l’è portata dietro negli anni, e si rigioca la stessa carta quando c’è un impegno o un’incombenza che non si vogliono affrontare. Il problema dell’assenteismo e dei finti malati in Italia è un problema reale che va combattuto su tutti i fronti (anche controllando il lavoro dei medici, come ha detto l’avvocato Luca Failla in questa intervista a Linkiesta) e in ogni modo, anche con l’aiuto della tecnologia.

Secondo uno studio pubblicato dall’università californiana di San Diego infatti, la tecnologia sarebbe in grado di smascherare con maggior precisione, rispetto alle nostre tecniche, quando ci troviamo davanti a un finto malato: nell’85% dei casi a dispetto del nostro 55%.

Ecco allora che tra poco, in aiuto ai medici di tutto il mondo, verrà DeepFaceLIFT, un’intelligenza artificiale che valuta il reale livello di dolore provato da un essere umano esaminando le micro-espressioni facciali, quelle che con tutta la pratica, l’esercitazione e le doti attoriali che si vuole, non si riescono ad alterare. La sua applicazione aiuterà quei medici che sono alle prese con la terapia più adeguata per un paziente e a identificare chi si finge malato per farsi prescrivere antidolorifici.

intelligenza artificiale, dolore

Il software è stato sviluppato dal team di ricerca del MIT, guidato dal professor Liu. L’IA si è “allenata” a interpretare correttamente il dolore dei pazienti guardando una grande quantità di video in cui un soggetto con un problema alla spalla eseguiva diversi movimenti. Il software di volta in volta ha valutato il livello di dolore, leggendo soprattutto la zona intorno al naso e alla bocca.

I risultati dello studio sono stati poi pubblicati dal team del MIT sul Journal of Machine Learning Research. Questa intelligenza artificiale non è la prima a essere stata sviluppata per questo compito, ma rispetto alle precedenti ha una marcia in più: DeepFaceLIFT tiene conto anche dell’età, del sesso e della carnagione del paziente.

“L’età di un individuo”, si legge nel paper: “influisce notevolmente sull’espressione dei livelli di dolore. Il dolore è un’esperienza soggettiva e il sistema tiene conto dei fattori individuali di ogni singolo paziente rappresentandoli come feature che vengono incorporati all’interno di un modello associato al singolo individuo”. In questo modo diventa praticamente impossibile inscenare un dolore, senza essere scoperti.

intelligenza artificiale, dolore

Immagini via unsplash