Chi ha detto che invecchiando le nostre capacità intellettuali peggiorano?

Chi ha detto che invecchiando le nostre capacità intellettuali peggiorano?

Da anni sono in corso diversi studi per sfatare il mito secondo cui invecchiando tutte le nostre capacità poco a poco vengono meno. Al di là della conferma che allergie, emicranie e sudorazione si attenuino, sembra che certe nostre abilità intellettive invece migliorino col tempo.

Per esempio, come avevamo già visto, uno studio dell’università di Seattle aveva fatto notare che, nonostante sia vero che i riflessi rallentino con l’età, esistono effettivi miglioramenti diacronici sull’orientamento spaziale, la memoria verbale e le abilità nel risolvere problemi.

A riprova di ciò, il Wall Street Journal ha pubblicato qualche tempo fa un interessante studio su come alcune capacità cognitive migliorino con l’età, dai 40 anni in poi—soprattutto quelle sociali ed empatiche. Lo studio è a firma di Laura Germine dell’Harvard and Massachusetts General Hospital e Joshua Hartshorne del Massachusetts Institute of Technology. “A ogni età si migliora in qualcosa, si peggiora in qualche altra, e ci si stabilizza in un’altra ancora”, chiarisce Hartshorne. “Probabilmente non esiste un’età in cui siamo al massimo nella maggior parte delle nostre abilità, o al peggio in tutte”.

Le affermazioni dello studioso pongono l’accento sul fatto che l’intelligenza umana deve essere vista non come un blocco unico, ma mediante le sue sfaccettature raggruppabili in due macro-categorie: l’intelligenza fluida, basata sulla memoria a breve termine e nella capacità di risolvere nuovi problemi; e l’intelligenza cristallizzata che attinge alle competenze e conoscenze accumulate.

La suddivisione tra le due non è una novità, ma i ricercatori cercano di aggiustare il tiro sui presupposti: affermano che l’intelligenza fluida raggiunge il suo picco a 30 anni e non a conclusione dell’adolescenza come si pensava, e che l’intelligenza cristallizzata può essere non sempre lineare nel corso della propria esistenza.

invecchiando capacità intellettive

Nello specifico, gli studiosi hanno inizialmente analizzato i dati dei test sulla memoria e sul quoziente intellettivo condotti su 2.500 persone di 13 fasce d’età diverse. E prendendo in considerazione le varie abilità cognitive hanno “scoperto che non c’è un unico picco per tutte le abilità. I picchi erano un po’ ovunque”. Poi, hanno continuato con dei test sui loro siti internet, a cui hanno partecipato 48.537 volontari di un’età compresa tra i 10 e gli 89 anni.

I risultati mostrano che la memoria a breve termine migliora fino ai 25 anni, si assesta fino ai 35 e poi inizia a declinare. Poi, che attorno ai 30 anni di età si sviluppano appieno la memoria di lavoro (cioè la capacità di rielaborare le informazioni) e la capacità di memorizzare i volti. Insomma, aspetti che non iniziano a declinare dalla fine dell’adolescenza in poi, come si pensava.

Inoltre, l’aspetto più interessante è che le nostre capacità empatiche, ovvero la nostra capacità di comprendere gli stati d’animo altrui, raggiungono il loro picco a 40 anni e non diminuiscono fino oltre i 60. Inoltre, il nostro vocabolario cresce fino ai 70, e non fino ai 50 come si pensava in precedenza.

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