Il video sullo straordinario fenomeno dell’inversione termica tra le cime del Grand Canyon

Il video sullo straordinario fenomeno dell’inversione termica tra le cime del Grand Canyon

Ogni anno milioni di visitatori arrivano nel Parco Nazionale del Grand Canyon per osservare l’immensa gola lunga 446 chilometri e profonda fino a 1857 metri, entrata a far parte delle sette meraviglie naturali del mondo. In momenti davvero rari, alcuni visitatori possono anche avere la fortuna di poter assistere al raro fenomeno dell’inversione termica, reso manifesto dalla presenza delle nuvole “intrappolate” all’interno della gola.

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Ma che cosa si intende per inversione termica e perché queste nuvole rimangono “intrappolate”?  In condizioni normali nella libera atmosfera—o meglio troposfera—la temperatura dell’aria diminuisce in media di 6 gradi centigradi ogni mille metri di quota. Questo fenomeno, che indica quanto varia la temperatura dell’aria al variare della quota in condizioni standard, in meteorologia è chiamato “gradiente termico verticale”.

Durante un’inversione termica, invece, succede l’esatto opposto: salendo gradualmente di quota, l’aria risulta man mano sempre più calda. Si tratta di un’eventualità che fa sì che le nuvole restino ad altitudini più basse, come mostra lo splendido timelapse “Kaibab Elegy” girato, per l’appunto, nel Grand Canyon.

Andata in onda per la prima volta su BBC Earth, la suggestiva clip di 2 minuti e 35 secondi mostra a velocità aumentata cosa avviene quando l’aria fredda è intrappolata nel canyon, sormontata da uno strato di aria calda che permette a quote più basse il fenomeno della condensazione, transizione dalla fase aeriforme alla fase liquida dell’acqua.

Il video è stato girato da Harun Mehmedinovic, il quale ha spiegato che “quando la gola del Grand Canyon è completamente oscurata dalla nebbia, i visitatori possono provare la fantastica sensazione di camminare tra le nuvole.”

Il lavoro di Harun Mehmedinovic, però, è una sorta di metafora: fa parte del nobile progetto Skyglow Project, in collaborazione con l’International Dark-Sky Association, che documenta gli effetti dell’inquinamento luminoso dei cieli in Nord America. Un problema, in realtà, molto più esteso: secondo uno studio pubblicato su Science, intitolato “il nuovo atlante mondiale sulla luminosità artificiale”, a subire questo inquinamento è addirittura l’80% della popolazione mondiale. Ne avevamo parlato qui.

Immagine via Vimeo