Smog: oltre 400.000 morti premature in Europa, l'Italia rischia una sanzione pesante

Smog: oltre 400.000 morti premature in Europa, l'Italia rischia una sanzione pesante

L’Italia rischia una pesante multa dalla Commissione europea. Se entro dieci giorni non presenta un piano specifico per ridurre il tasso di inquinamento atmosferico e smog, potrebbe rischiare di ritrovarsi di fronte alla Corte europea di giustizia di Lussemburgo. E la sanzione sarebbe salata.

Oltre all’Italia a rischiare queste pesanti sanzioni ci sono altre otto nazioni. Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Sono più di 130 le città europee con un livello di smog che supera la soglia di pericolo. E secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente i dati studiati suggeriscono che sono oltre 400.000 le morti premature dovute a questo fattore in Europa.

La situazione italiana

Questa situazione va avanti da molto tempo. L’Italia, così come ognuno degli otto Paesi segnalati dalla Commissione europea, nel corso degli ultimi anni ha ricevuto moltissimi richiami all’ordine. E nonostante le varie promesse, la situazione non è migliorata.

Stando a quanto dichiarato da Karmenu Vellacommissario Ue per l’Ambiente, al nostro Paese viene contestata una massiccia concentrazione di biossido di azoto e di particolati. Le città italiane più a rischio—nella lista, cioè, delle 130 città europee più inquinate—sono Torino e Milano.

Oltre alle morti premature, queste sostanze presenti nell’aria sono considerate responsabili anche dell’aumento vertiginoso dei disturbi respiratori e cardiovascolari.

Al termine dell’incontro fra Karmenu Vella e i rappresentanti degli otto Paesi sotto inchiesta—fra cui il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti—i toni sono sembrati sconsolati. La Commissione si aspetta dei piani più strutturati e sostanziosi da parte dei Paesi contestati. Così da poter veramente intraprendere un’agenda verde più proficua.

Un problema globale

La spia europea accesa dalla Commissione per l’Ambiente, si inserisce in un clima globale problematico. Non è un mistero che le politiche ambientali statunitensi siano le più preoccupanti. A più riprese, il neo-presidente Trump ha messo in chiaro che il problema del riscaldamento globale non è una priorità.

E da diversi mesi è ormai una certezza che gli Stati Uniti siano sempre più lontani dai famosi accordi di Parigi. Il programma che vincolava i partecipanti a una serie di restrizioni sulle politiche di consumo energetico.

Fra queste, mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali. Fare in modo che le emissioni globali raggiungano il livello massimo al più presto possibile. E procedere successivamente a rapide riduzioni in conformità con le soluzioni scientifiche più avanzate disponibili.

Il panorama apocalittico presentato dagli esperti

Gli ultimi tre anni sono stati quelli in cui la voce degli esperti riguardo alla questione ambientale si è fatta più pressante. Libri come quello di Naomi Klein—autrice di This changes everything—o documentari come Punto di non ritorno, del National Geographic con Leonardo Di Caprio come testimonial—denunciano una realtà al limite dell’apocalittico.

Nonostante questo, però, ci sono anche scienziati scettici riguardo alla gravità del riscaldamento globale. Come ad esempio il climatologo Richard Lindzen, che ritiene l’allarmismo infondato. E che recentemente ha scritto addirittura una lettera per chiedere al presidente degli Stati Uniti di non cedere alle richieste restringenti degli accordi di Parigi.

La battaglia per il problema dell’ambiente e del riscaldamento globale, insomma, sembra molto lontana dalla fine. Soprattutto se persino i Paesi che si proclamano a favore di prese di posizione forti, non rispettano i loro impegni.

Immagini: Copertina