Il leone africano rischia di scomparire per sempre

Il leone africano rischia di scomparire per sempre

È arrivato, purtroppo, anche il suo turno. Insieme alle tigri, agli orsi e ad altre specie di animali, nel gruppo a rischio estinzione si aggiunge anche il leone.

In particolare, sono due sottospecie del leone, il panthera leo leo che si trova sia in India che in Africa centrale e il panthera leo melanochaita.

“Il leone è una delle specie più amate del nostro pianeta e una parte insostituibile del nostro patrimonio condiviso”, ha detto Dan Ashe, direttore di Fish and Wildlife Service: “Se vogliamo assicurare un futuro a questi animali nelle savane africane e foreste indiane dobbiamo fare qualcosa, bisogna agire”.

Dalla lista degli animali minacciati, il leone africano è passato a quella “in via di estinzione” in breve tempo. Negli ultimi anni, all’inizio degli anni novanta e alla fine dei dieci del duemila, il numero di questi esemplari si è quasi dimezzato.

Lo IUCN, l’unione mondiale per la conservazione della natura, che ha come compito quello di classificare le specie a rischio estinzione mettendole in una “red list” ha confermato previsioni allarmanti: ad oggi è scomparso da 12 paesi africani e nel futuro prossimo il numero di paesi salirà a 16.

Sempre secondo l’IUCN, le due sottospecie sopra citate sarebbero rimaste soltanto in 20 mila esemplari.

Sicuramente ricorderai la storia di Cecil, il leone ucciso durante un’infame battuta di caccia in Zimbabwe. Cecil era una celebrità e viveva in un’area protetta. Dotato di un GPS, registrava gli spostamenti e li inviava ai ricercatori dell’Università di Oxford. Raccoglieva informazioni importanti sulla sua e altre specie animali. Secondo il New York Times la sua uccisione è stata cruciale per aumentare i controlli e cercare di proteggere la specie.

Negli Stati Uniti stanno attivando un sistema rigido che limita qualunque ingresso in suolo americano di leoni, siano essi vivi o morti. Per i cacciatori, portare nuovi trofei a casa sarà molto più difficile e ci sarà bisogno di permessi speciali. Sembra un primo, piccolo passo, per risolvere, prima che sia troppo tardi, una situazione già gravissima.

Ma servirebbe, come sempre in queste circostanze, una politica mondiale comune per vietare che in altre parti del mondo non controllate venga fatto ulteriore male ad animali che invece andrebbero protetti.

Immagine via Flickr