La lingua che ascoltiamo quando siamo ancora nel pancione ce la ricordiamo per sempre

La lingua che ascoltiamo quando siamo ancora nel pancione ce la ricordiamo per sempre

Studiando una lingua straniera, in un periodo della nostra vita avanzato, arriva quasi sempre un momento in cui ci diciamo: “Perché non abbiamo cominciato prima?” Numerosi studi confermano che imparare una lingua straniera quando si è molto piccoli (pochi anni) aiuta l’apprendimento per il futuro.

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Quando si è piccoli il nostro apprendimento non trova ostacoli, si adatta alle situazioni e si ha una spiccata capacità d’imitazione. Inoltre, a darci una mano in più rispetto a quando diventiamo grandi, c’è la memoria eccezionale.

Alcuni ricercatori dell’Istituto Max Planck in Olanda, però, hanno spostato di molto l’asticella dell’età. L’apprendimento sarebbe molto sviluppato non soltanto nei bambini, ma addirittura nei neonati.

La lingua ascoltata dentro il pancione si imprimerebbe in modo indelebile e non verrebbe più dimenticata anche se dopo non si ha mai occasione di parlarla. I ricercatori hanno fatto questa straordinaria scoperta studiando i metodi di apprendimento di un gruppo di adulti di origine coreana cresciuto in famiglie olandesi. Gli adulti erano in grado di parlare il fiammingo e non il coreano, ma quando si è trattato di imparare quest’ultimo, in un corso, sono stati decisamente più bravi di altri coetanei olandesi.

Questi adulti non sono stati soltanto in grado di imparare sintassi e grammatica, ma riuscivano ad articolare la bocca molto meglio per pronunciare determinati suoni (inesistenti sia in inglese che in olandese). Questa spiccata predisposizione per la pronuncia apparteneva sia a quelli adottati in tenera età, sia ai maggiorenni. 

Questa ricerca conferma quello che gli ultimi studi nel campo stanno sempre più accertando e cioè che il neonato viene al mondo con precisi strumenti d’apprendimento; e la cosa straordinaria è che la conoscenza di una lingua ascoltata nel pancione, non svanisce nel nulla ma rimane “in sospeso” fino a quando non si continua l’apprendimento.

Immagine via Flickr