Questa mappa 3D del cervello ci mostra in che modo apprendiamo le parole

Questa mappa 3D del cervello ci mostra in che modo apprendiamo le parole

Ogni giorno il nostro cervello è letteralmente bombardato di parole. Non soltanto quando interagiamo con i nostri amici o parenti, ma anche quando leggiamo, guardiamo film, ascoltiamo musica o il nostro occhio semplicemente cade su alcune lettere. In tutti i casi il nostro cervello decifra le parole, comprendendone il significato, e conservandole nella memoria in modo che al momento giusto siamo in grado di riutilizzarle.

Un gruppo di scienziati della UC Berkeley ha creato per la prima volta una mappa 3D che mostra in che modo il nostro cervello svolge questo compito continuo e infinito. Lo studio, pubblicato su Nature, è interessante principalmente per due motivi: mostra come vengono raggruppate semanticamente le parole e sfata il mito che vuole il linguaggio limitato soltanto ad alcune piccole aree del nostro cervello.

I ricercatori, guidati dal professor Alexander Huth, hanno chiesto a sette partecipanti all’esperimento, di ascoltare per alcune ore storie narrate in un programma radiofonico. Mentre svolgevano l’esperimento i volontari erano attaccati alla fMRI (risonanza magnetica). Di pari passo con la storia che prendeva forma, alcune zone del cervello, di volta in volta, si attivavano. Con la trascrizione sottomano i ricercatori hanno poi capito a quali zone corrispondessero determinate aree semantiche e hanno sviluppato questo modello 3D.

I risultati di questo studio hanno dimostrato che la maggior parte della nostra semantica è distribuita sulla corteccia cerebrale in 100 diverse aree, spartite tra entrambi gli emisferi. I ricercatori hanno scoperto che alcune regioni sono “specializzate”. Ad esempio: mentre si ascoltano parole che riguardano “persone” si accende una precisa area, ascoltare di “luoghi” ne accende un’altra diversa, “numeri” un’altra ancora…

Per ora il modello è stato creato su un numero di partecipanti esiguo e soltanto in lingua inglese. I ricercatori promettono che la ricerca sarà affinata, in questo modo la mappa sarà utile a capire come il nostro cervello lavora nei casi di danni cerebrali, temporanei e permanenti, e nelle persone affette da autismo e dislessia.

Immagine via YouTube