Maria Goeppert-Mayer: la donna che lottò per ottenere il premio Nobel

Maria Goeppert-Mayer: la donna che lottò per ottenere il premio Nobel

Questa settimana, dopo 55 anni dall’ultima volta, una donna è riuscita a vincere il premio Nobel per la Fisica. Ad aggiudicarselo è stata Donna Strickland, insieme al collega Gérard Mourou. Hanno ricevuto questo riconoscimento per il loro importantissimo lavoro sullo studio dei laser. “Per i loro metodi nel generare pulsioni ottiche ultra-corte e ad alta intensità”. Un giorno importante per le donne scienziate, tanto quanto lo fu per gli unici due precedenti: quando vinsero Marie CurieMaria Goeppert-Mayer.

La Goeppert-Mayer, in particolare, per vedere riconosciuto il suo lavoro dovette compiere sacrifici enormi. Facendosi spazio in un ambito scientifico all’epoca quasi esclusivamente maschile, e combattendo contro la gerarchia patriarcale. Che la obbligò per tutta la carriera a lavorare quasi gratuitamente.

La vita

Maria Goeppert-Mayer nacque in Germania,Katowice, il 28 giugno 1906. Proveniva da una famiglia di accademici. Il padre era uno stimato professore di pediatria, la madre un’insegnante di lettere, e fra i nonni materni e paterni annoverava docenti di Botanica, Diritto e Farmacia.

Fin da piccola, quindi, sognava di seguire le orme familiari ed entrare a far parte dell’ambito accademico. Lo studio era la massima priorità della sua vita, con un particolare interesse per le scienze. Nell’Europa dell’epoca, però, gli ambiti scientifici erano riservati agli uomini. Erano poche le donne che potevano aspirare a entrare in queste piccole conventicole. Il padre, però, voleva il meglio per la figlia: e nel 1921 la iscrisse a un collegio diretto da suffragette che preparavano minuziosamente le donne ad affrontare la vita universitaria.

La preparazione era così buona, che l’anno in cui Maria—e altre tre compagne—si presentarono all’esame di ammissione alla facoltà di matematica insieme ad altri 30 pretendenti (tutti uomini) vennero tutte selezionate nei soli cinque ammessi di quell’anno.

Gli studi

Per una fortunata congiuntura sociale, negli anni universitari la futura premio Nobel frequentò in un periodo in cui nel ricambio di insegnanti figuravano anche alcune donne. La sua docente di matematica, ad esempio, era la famosa Emmy Noether.

Dopo i primi due anni Goeppert-Mayer decise di optare per la facoltà di Fisica. E si indirizzò immediatamente per poter conseguire il dottorato. Nella sua tesi espose una configurazione teorica di assorbimento dei fotoni: un lavoro encomiabile, che venne ampliato nei decenni successivi anche da altri studiosi. La Goeppert-Mayer, insomma, appena uscita dall’università si mostrava come uno dei fisici tedeschi più promettenti.

Nel 1930 la scienziata sposò il Joseph Edward Mayer, assistente dal celebre fisico tedesco James Franck, e insieme si trasferirono negli Stati Uniti perché al marito era stata offerta una cattedra associata di chimica alla Johns Hopkins University.

Gli anni da ricercatrice

Maria tentò invano di essere assunta come ricercatrice nella prestigiosa università in cui lavorava il marito. Ma visto il ruolo del marito, era impossibilitata per via delle regole sul nepotismo. Riuscì, però, a farsi prendere come ricercatrice volontaria al dipartimento di fisica. Dove poté iniziare la sua carriera vera e propria, anche se non veniva retribuita.

Nel 1937, però, il marito venne licenziato e anche lei perdette il proprio posto. Secondo quanto raccontato in seguito dalla Goeppert-Mayer, il licenziamento era direttamente collegato alla loro relazione. In una facoltà ancora molto sessista e gerarchizzata, si temeva che l’influenza crescente del marito avrebbe aiutato anche la moglie a fare carriera, e a non venir schiacciata dai suoi colleghi uomini.

La coppia si trasferì a New York, e il marito venne assunto alla Colombia University. Anche la moglie ottenne un posto, ma anche stavolta dovette accontentarsi di una borsa non stipendiata come ricercatrice volontaria. Nonostante si prodigasse e lavorasse sodo, insomma, i suoi sforzi non venivano mai riconosciuti come quelli dei colleghi uomini.

Alla Columbia, però, conobbe Harold Urey ed Enrico Fermi. Il professore di Ettore Majorana. I due fisici la incaricarono di seguire uno studio sugli elementi transuranici utilizzando un modello di riferimento creato da Fermi. La ricercatrice, attraverso il suo lavoro, riuscì a predire la configurazione elettronica degli elettroni esterni.

Questa scoperta la fece notare dall’Argonne National Laboratory. Che nel 1946 le offrì un posto stabile e ben retribuito per continuare il suo lavoro. Fu proprio in questi anni, infatti, che Maria lavorò sulla struttura del nucleo atomico. Ricerca fondamentale, per cui nel 1963 le venne conferito il Nobel per la fisica.

Immagini: Copertina