Dalle api agli elefanti, il matriarcato nel regno animale

Dalle api agli elefanti, il matriarcato nel regno animale

In molti gruppi sociali le femmine sono responsabili della guida dell’intera comunità. Per esempio in alcune culture antiche le donne avevano un ruolo importante, una leadership rispetto agli uomini, oppure una partnership, in cui si collaborava tra maschi e femmine in un rapporto paritario, per il bene comune. Il matriarcato però è anche una delle forme più comuni di organizzazione del regno animale che è a differenza della società umana, è resistito in ampi gruppi nel tempo. Questo sistema di organizzazione mette la femmina al centro, come unica leader del gruppo; è lei che prende decisioni in materia di migrazione, cibo, difesa e qualsiasi altra situazione che lo richieda. Anche se si conoscono meglio quelle società in cui è il maschio a comandare, ci sono diverse specie in cui accade il contrario. Vediamo alcuni tra i più emblematici esempi di matriarcato nel regno animale.

Il matriarcato nella storia umana

Uno dei più grandi studiosi del matriarcato nelle società umane, fu l’antropologo e storico Johann Jakob Bachofen che nel suo libro più famoso Il Matriarcato, già alla fine dell’800, delineava un passato matriarcale dell’umanità. Sosteneva che alcuni miti greci, da quello delle Amazzoni alla storia di Medusa, erano il ricordo primordiarle di veri conflitti sociali, che portarono al patriarcato, cioè al dominio del maschio sulla femmina. Insomma, Perseo che uccide Medusa è il simbolo del’uomo che elimina un’antica matriarca, che nella narrazione a noi pervenuta del racconto, è dipinta come un mostro. In sostanza per l’antropologo svizzero, nell’antichità classica le donne avevano una posizione centrale e il mito era una rivelazione storica diretta. Nel mondo contemporaneo decine di etnie rimangono ancora oggi parzialmente o pienamente matriarcali, come per esempio, i Mosuo dello Yunnan cinese, gli indios Kuna o i Minangkabau dell’Indonesia.

Il matriarcato nel regno animale: api, elefanti, bonobo…

Tradizionalmente si crede che nel mondo animale siano i maschi a dirigere i gruppi. Tuttavia, vi sono alcune specie in cui dominano le femmine e che, dunque, si reggono su società matriarcali. I bonobo, detti anche scimpanzé nani, sono un ottimo esempio di specie in cui dominano le femmine. I loro gruppi non sono basati su gerarchie maschili e sull’uso della violenza. Il primo a osservare il ruolo delle femmine nella società dei bonobo, è stato il primatologo giapponese Takayoshi Kano, negli anni Settanta. Kano si accorse che le femmine di bonobo non erano marginalizzate e oggetto di violenza da parte dei maschi, come succede nella società degli scimpanzé. In contrapposizione alla legge del più forte, osservò che le leader dei bonobo sono spesso grandi mediatrici. Vi sono diverse teorie su come questi animali abbiano formato gruppi così stabili grazie alle femmine. La teoria principale sostiene che le femmine di bonobo possiedono una grande capacità di coalizione e unione per sottomettere i maschi.

Questi primati non sono l’unica specie matriarcale. E’ noto infatti come gli elefanti diano particolare importanza all’esperienza di ogni membro del gruppo più che alla sua forza. La memoria dell’elefante è leggendaria e questo permette che una femmina sopravvissuta a decenni di bracconieri sia la più adatta al comando. Queste matriarche sanno dove trovare acqua durante le estati più calde e come comportarsi in vicinanza degli umani. In aggiunta, è stato dimostrato che sono le più qualificate a individuare i predatori e a riconoscere la loro minaccia. Gli elefanti dipendono molto dalla loro leader, il che rende il bracconaggio ancora più drammatico perché conduce interi branchi al collasso dopo la morte della matriarca.

Anche tra le api dominano le femmine. La vita nell’alveare ruota intorno all’ape regina, che è la madre di tutti gli individui che la compongono. Solamente la regina decide quanti maschi e quante femmine devono nascere. Senza la regina, la colonia non può esistere, poiché è l’unica che può riprodursi deponendo le uova. Sebbene la società sia per lo più composta da esemplari femmine, tutte loro si dedicano al lavoro, alla cura delle larve, alla ricerca di polline e alle riparazioni dell’alveare. I maschi sono lì solo per scopi riproduttivi e, quando finiscono il loro lavoro, muoiono.

Le orche sono dei grandi mammiferi marini, i più grandi del mondo, famosi anche per un altro primato: sono uno dei più chiari esempi di matriarcato nel regno animale. La loro struttura sociale è guidata da una femmina adulta e madre, che domina sugli altri individui. A volte, la gerarchia può essere retta da gruppi di femmine che si suddividono i compiti. Un altro fatto interessante è che è una delle poche specie in cui i piccoli trascorrono l’intera vita con le loro madri, anche dopo aver formato le loro famiglie. Per questo motivo, i gruppi di orche sono composti da diverse generazioni. Sempre comandate, però, dalla femmina più anziana.

Anche le formiche oltre ad essere geneticamente insetti affini alle api, hanno una struttura matriarcale perché anche nel formicaio troviamo una femmina dominante, equivalente alla “regina”. La sua funzione è quella di deporre le uova e fecondarle. Sarà lei a decidere la composizione del gruppo sociale, scegliendo il numero di femmine e maschi che verranno dati alla luce. Infine i lemuri che sono primati originari dell’isola del Madagascar, in Africa. Anche questi sono un chiaro esempio di matriarcato nel regno animale. Vivono in gruppi di almeno 15 individui e il comando è mantenuto dalle femmine. E’ curioso notare che, spesso, impongono il loro status attraverso la forza. Sono le prime a mangiare e possono anche rubare il cibo ai maschi se non sono del tutto sazie. E c’è di più. Questi ultimi vengono fatti indietreggiare con la forza quando si sdraiano in un’area scelta da una femmina, per riposare.

Cover: Björn Appel. Edit by Waugsberg (via Wikipedia)