Questi microbi in Siberia sono in grado di vivere nelle condizioni più estreme

Questi microbi in Siberia sono in grado di vivere nelle condizioni più estreme

I batteri sono dappertutto, ma non c’è da allarmarsi, anzi. Qualche mese fa, i ricercatori dell’Università dell’Oregon hanno scoperto che siamo perennemente circondati da una nuvola di batteri che oltre a essere innocua ci rende unici.

Batteri e microbi sono organismi più o meno evoluti in grado di vivere in condizioni che per noi e altri animali simili sono ostili. Alcune ricerche condotte in Russia hanno portato alla luce scoperte molto interessanti.

La Kamchatka, una delle zone più estreme della Siberia, oltre a essere un posto protetto dall’UNESCO, per larghi tratti è uno dei luoghi più inospitali al mondo. A nove ore di aereo da Mosca, la regione è principalmente una terra vulcanica ed è ricca di sorgenti termali dall’acqua bollente. In particolare la zona del vulcano Uzon, nel parco nazionale Kronotsky è un inferno per l’uomo.

La zona è circondata da montagne e geyser, la roccia è ricca di arsenico, fosforo, antimonio e rame. Ci sono anche gas come il metano, azoto e diossido di carbonio che la rendono pericolosa per il rischio di inalare fumi tossici. Nonostante questo, in questa parte di terra c’è vita.

Nelle bollenti e tossiche acque ci sono numerosi microbi, alcuni in grado di sopravvivere a temperature che sfiorano i 100 gradi. Si tratta principalmente di organismi eucarioti, cellule dotate di un nucleo, chiamati semplicemente “estremofili“.

La maggior parte degli organismi terrestri“, ha detto Frank Robb dell’università di Baltimora: “non potrebbe sopravvivere in queste sorgenti bollenti, le temperature ‘cucinerebbero‘ il materiale biologico, distruggendo le proteine, i lipidi e tutto il materiale genetico”. Oltre alle temperature altissime, le acque sono anche acide.

Eppure sono stati scoperti numerosi microbi, alcuni molto complessi, che hanno sviluppato un metodo incredibile per sopravvivere. Questi possono fare a meno dell’ossigeno, immagazzinando energia dallo zolfo vulcanico. Come ad esempio l’acidilobus aceticus.

In seguito a una recente spedizione, i ricercatori hanno capito che i microbi sono in grado di resistere grazie a sequenze speciali di aminoacidi che rafforzano le proteine, proteggendole dallo shock termico. Possono vivere tranquillamente in acque che arrivano anche a 122 gradi.

Questi microbi sono la chiave per comprendere la nostra origine e l’evoluzione sulla Terra, in un tempo in cui le sue condizioni ambientali erano simili a quelle estreme che si trovano oggi in Kamchatka. Allo stesso modo in cui guardiamo indietro nel tempo possiamo farlo in direzione di altri pianeti, visto che le stesse condizioni si possono trovare in altre zone del nostro sistema solare: se questi microbi sopravvivono grazie a una “dieta vulcanica“, potrebbero farlo anche altrove nello spazio.

Immagine via Flickr