Al MIT stanno studiando un guanto che permette di controllare i sogni

Al MIT stanno studiando un guanto che permette di controllare i sogni

Voglio farti una domanda. Tu non ricordi mai esattamente l’inizio di un sogno, vero? Ti ritrovi sempre in mezzo a quello che sta succedendo.

È questa la domanda dell’estrattore, Dom Cobb, nel film di Nolan Inception. Per entrare “nel sonno profondo” bisogna attraversare un confine.

Difficile afferrare quello che ci succede in questo limbo. Nella nostra mente si accavallano ricordi, immagini, allucinazioni. In maniera disordinata. Quando ci risvegliamo quasi mai ci ricordiamo cosa abbiamo visto.

Ricordiamo però la sensazione. Quel lento dissolversi in uno stato di lucidità e confusione. La giornalista Mara Magistroni su Wired l’ha definito così: 

Un non-luogo che pullula di idee, allucinazioni e micro-sogni, frutto della massima espressione del pensiero associativo, quando molte delle funzioni del cervello frontale si spengono.

Questo limbo è ritenuto dagli scienziati molto creativo ed è studiato da anni. Un gruppo di ricercatori del MIT, guidato da Adam Horowitz, sta lavorando a un affascinante dispositivo da usare proprio in questa fase del sonno. Si chiama “Dormio” e per ora è stato testato su pochi soggetti. Ma con risultati positivi. Dormio permetterà di plasmare i contenuti dei micro-sogni e diventare più creativi nella vita di tutti i giorni. 

Il limbo prima del sonno profondo: la fase ipnagogica

Cosa succede al nostro cervello in quel limbo? Questa fase può durare da pochi secondi a qualche minuto. Le neuroscienze la stanno studiando da anni, ma trovare una risposta definitiva è difficile. 

La fase ipnagogica è stata “testata” anche da molti artisti. Come Dalí, Nabokov, Poe, Shelley. Ma è stato Edison ad approfondirla più di tutti. Questi era in grado di autoindursi uno stato ipnagogico attraverso delle semplici sfere d’acciaio. Si addormentava con le sfere in mano; appena “cadeva nel sonno profondo” le sfere colpivano il pavimento e lui si risvegliava. Appuntando le visioni. 

Sentivo di non trovarmi realmente in nessun luogo, in questo spazio in cui esistono queste idee e tutto era così pieno di senso. 

Dormio, il guanto che controlla i sogni

Questo guanto è molto simile alla tecnica di Edison. Soltanto che l’obiettivo è quello di impedire di entrare nella fase del sonno profondo, ma far galleggiare il più possibile nel limbo. Il guanto funziona insieme a un robot che interagisce con il dormiente. Vediamolo più nel dettaglio.

Un controller Arduino è montato sopra il guanto con un sensore di pressione nel palmo. Una persona indossa il guanto prima di andare a dormire. Stringe la mano in un pugno esercitando la pressione. Quando allenta la presa (e si sta quindi addormentando) i sensori dell’EEG registrano l’attività. A quel punto entra in gioco il robot accanto al soggetto. Questo suggerisce una frase input da “sognare” nella fase ipnagogica. Così da influenzare il sonno. A quel punto il robot pone delle domande e registra le risposte del dormiente. 

A fine esperimento, tutti i partecipanti hanno confermato di aver sentito durante la fase ipnagogica la frase input.

Come diventare più creativi

Come abbiamo visto sopra, questa fase del sonno è molto stimolante e genere una serie di creazioni immaginifiche molto intensa. Dopo l’esperimento è stato chiesto ai partecipanti di scrivere una storia sulla parola stimolo che avevano sentito. Associandola alle immagini generate.

In molti report personali i partecipanti hanno confermato di sentirsi “più creativi”, lavorando 158 secondi in più di media sulla storia rispetto a quanto fatto prima dell’esperimento. Un dormiente ha affermato:

Le idee non venivano da me, mi passavano semplicemente per la testa. Sentivo di non trovarmi realmente in nessun luogo, in questo spazio in cui esistono queste idee e tutto era così pieno di senso.

Secondo il ricercatore Horowitz questa sensazione di creatività “aumentata” si spiega perché in quella fase “si sperimenta una perdita di senso del sé e del tempo” e così diventa più facile “trovare soluzioni insolite che si ignorerebbero nello stato di veglia”.

Immagine di copertina di Danielle Dolson