Questo scienziato della Nasa vorrebbe costruire una città sopra le nuvole di Venere

Questo scienziato della Nasa vorrebbe costruire una città sopra le nuvole di Venere

Nonostante Marte sia stato designato come l’erede della Terra, c’è chi crede fortemente che Venere sia in realtà la scelta più sensata. A sostenerlo è Geoffrey Landis, uno scienziato della Nasa e scrittore di romanzi fantascientifici.

La sua teoria è stata esposta durante una conferenza sull’esplorazione spaziale tenutasi ad Albuquerque, nel 2011, e da allora ha avuto sempre più sostenitori. Lo scorso ottobre, infatti, i due colleghi della Nasa Dale Arney e Chris Jones hanno progettato la missione HAVOC, che consisterebbe in un’esplorazione preliminare di 30 giorni attorno alla cintura del pianeta grazie all’ausilio di velivoli a energia solare e giganteschi palloni aerostatici, e poi in diverse analisi per capire se è possibile vivere al di sopra di questo pianeta. Il video di presentazione del progetto ha avuto un forte successo su YouTube, ma mancherebbero ancora i fondi per realizzarlo.

Al di là dei finanziamenti, secondo gli scienziati, esistono molteplici ragioni per cui gli studi dovrebbero concentrarsi maggiormente su Venere e non su Marte. Innanzitutto, perché il pianeta Venere è molto più vicino: per raggiungerlo servono circa sei mesi, contro i nove per arrivare sul pianeta rosso. In secondo luogo, perché le dimensioni quasi analoghe a quelle della Terra fanno sì che su Venere la gravità—per circa il 90%—e l’atmosfera al di sopra delle nubi siano molto simili alle nostre.

Inoltre, nonostante Marte e Venere siano entrambi ricchi di idrogeno, azoto, carbonio e di diversi elementi necessari alla vita, l’atmosfera quasi nulla del pianeta rosso non ci proteggerebbe da eventuali radiazioni solari. Ovviamente, come su Marte, di giorno le condizioni su Venere sono invivibili: le temperature superano i 480 gradi e la pressione atmosferica è 92 volte maggiore di quella terrestre e satura di CO2.

Proprio per questo motivo, secondo Landis il nostro posto su Venere dovrebbe essere a decine di miglia al di sopra delle nubi che ricoprono il “pianeta gemello” della terra. “Non so se le soluzioni biologiche siano impraticabili, ma credo che dovremmo veramente mettere a fuoco il concept delle città galleggianti a 50-60 chilometri di altitudine“, ha spiegato.

“A 50 chilometri di altitudine, Venere è straordinariamente simile alla Terra, se non si considera la necessità di eventuali progetti di terraforming intensivo. La pressione atmosferica raggiunge l’accettabilissimo valore di 1 bar, la gravità è circa il 90% di quella terrestre e le temperature vanno dai 0 ai 50 gradi Celsius.”

Insomma, Landis immagina una città che si svilupperebbe all’interno di palloni aerostatici riempiti di azoto e ossigeno e che ci consentirebbero di galleggiare sopra la restante atmosfera di anidride carbonica. E sul dislivello di interesse tra Venere e Marte chiarisce: “Credo che si tenda a ignorare Venere perché le immagini che riceviamo da Marte sono estremamente spettacolari, ma spero che verranno comunque inviati dei robot in esplorazione al più presto”.

Immagine via Facebook