Il MIT ha ricostruito l'origine esatta del Sistema Solare

Il MIT ha ricostruito l'origine esatta del Sistema Solare

Fin dai primi studi astronomici, l’uomo si è sempre chiesto quale sia l’origine dell’universo e dei sistemi che lo compongono, come quello Solare. E man a mano che procede nell’analisi dei dati raccolti, grazie allo sviluppo tecnologico, la scienza sembrerebbe potenzialmente poter rispondere a questi quesiti.

Alcuni ricercatori del MITMassachusetts Institute of Technology—hanno recentemente pubblicato un importantissimo studio sulla rivista Science, che attraverso una serie di calcoli ricostruisce il momento in cui ha avuto origine il Sistema Solare.

Il Sole, e tutti i pianeti che gli gravitano attorno, avrebbe avuto origine circa 4,6 miliardi di anni fa, quando un gigantesco ammasso di nubi primitive, polveri e gas presente nella Via Lattea è collassato su se stesso.

I ricercatori che si sono occupati di questa ricerca, portata avanti nel corso di anni, sono riusciti a formulare questo calcolo  osservando gli orientamenti magnetici in campioni incontaminati di meteoriti molto primitivi, come le angriti, generate dal collasso iniziale. Sono corpi con un alto contenuto di uranio, e grazie ad esso i ricercatori hanno potuto risalire alla loro età.

Taking centre stage in this new NASA/ESA Hubble Space Telescope image is a galaxy known as NGC 3081, set against an assortment of glittering galaxies in the distance. Located in the constellation of Hydra (The Sea Serpent), NGC 3081 is located over 86 million light-years from us. It is known as a type II Seyfert galaxy, characterised by its dazzling nucleus. NGC 3081 is seen here nearly face-on. Compared to other spiral galaxies, it looks a little different. The galaxy's barred spiral centre is surrounded by a bright loop known as a resonance ring. This ring is full of bright clusters and bursts of new star formation, and frames the supermassive black hole thought to be lurking within NGC 3081 — which glows brightly as it hungrily gobbles up infalling material. These rings form in particular locations known as resonances, where gravitational effects throughout a galaxy cause gas to pile up and accumulate in certain positions. These can be caused by the presence of a "bar" within the galaxy, as with NGC 3081, or by interactions with other nearby objects. It is not unusual for rings like this to be seen in barred galaxies, as the bars are very effective at gathering gas into these resonance regions, causing pile-ups which lead to active and very well-organised star formation. Hubble snapped this magnificent face-on image of the galaxy using the Wide Field Planetary Camera 2. This image is made up of a combination of ultraviolet, optical, and infrared observations, allowing distinctive features of the galaxy to be observed across a wide range of wavelengths. Notes A paper based on these observations was published in The Astronomical Journal in 2004, entitled "A Hubble Space Telescope Study of Star Formation in the Inner Resonance Ring of NGC 3081" by Ronald J. Buta, Gene G. Byrd, and Tarsh Freeman.

Stando alla ricostruzione fornita dal MIT su Science, il collasso della nebulosa è avvenuto quando il peso atmosferico ha raggiunto il picco, appiattendosi in un disco. La massa, quindi, si è concentrata soprattutto al centro di questa nuova formazione, originando il Sole, mentre la restante parte è andata a formare i vari pianeti del Sistema Solare.

Secondo Benjamin Weiss—responsabile del progetto di ricerca—quest’ultimo processo è avvenuto in un tempo più ristretto rispetto a quanto ipotizzato fino a poco tempo fa. Secondo gli studi effettuati prima di questa scoperta, infatti, si riteneva che i primi pianeti gassosi—Giove e Saturno—si fossero formati circa 10 milioni di anni dopo la nascita del Sole, mentre adesso sappiamo che questo processo è avvenuto molto più in fretta, nei primi 4 milioni di anni dal collasso della nebulosa.

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