Le origini dei buchi neri non sarebbero tutte uguali

Le origini dei buchi neri non sarebbero tutte uguali

Per quanto il nostro interesse al riguardo sia molto forte sin dall’inizio dei tempi, i misteri che avvolgono l’universo sono ancora vasti quanto la sua estensione. Ogni giorno vengono scoperte nuove galassie, si cerca di capire come trascorra diversamente il tempo sugli altri pianeti o quale sarà la fine dell’universo stesso. Grazie a questo coinvolgimento, si è fatto un nuovo piccolo passo in avanti: la scoperta di come siano nati i buchi neri, quelli la cui massa è miliardi di volte più grande di quella del Sole.

Questa scoperta si deve al gruppo di ricercatori coordinato da Kentaro Nagamine, dell’Università di Osaka e a Isaac Shlosman, dell’Università americana del Kentucky. Nello specifico, si è scoperto che la formazione dei buchi neri più grandi, risalente a circa 700 milioni di anni dal Big Bang, sarebbe avvenuta quando delle immense nubi di gas sono state risucchiate dalla materia oscura, la materia invisibile, che occupa il 25 percento dell’universo.

Il risultato, pubblicato nella rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, è stato ottenuto grazie alla simulazione di supercomputer e ad una tecnica che ha permesso di osservare il comportamento delle particelle di gas e di simulare tempi molto più lunghi di quanto non fosse possibile in precedenza.

In sostanza, sono in parte crollate le deduzioni a cui gli studiosi erano arrivati fino a questo momento. Mentre prima si pensava che tutti i buchi neri nascessero dopo il collasso delle stelle, grazie alle simulazioni dei supercomputer, si è potuto porre finalmente l’accento sulla differenza tra piccoli e grandi buchi neri.

Per quanto riguarda i piccoli buchi neri è al momento confermato che questi si siano creati dopo la morte delle prime stelle nate nell’universo. Ma se, invece, si prendono in considerazione i buchi neri supermassicci, questi si sarebbero formati quando delle nubi di gas sono precipitate in “buche” create dalla materia oscura.

Immagine via Flickr