Perché abbiamo pochi ricordi della nostra infanzia?

Perché abbiamo pochi ricordi della nostra infanzia?

Per quanto la nostra memoria possa essere buona, e i nostri ricordi nitidi, nessuno di noi è in grado di ricordare la prima parte della propria vita. Per qualche motivo, infatti, gli anni dell’infanzia sono difficili da ricordare, e per diverso tempo molti esperti hanno cercato di scoprirne la causa.

Innanzitutto esistono delle differenze piuttosto nette fra le varie persone: ci sono individui che ricordano alcuni episodi accaduti quando avevano quattro o cinque anni, e ci sono invece persone che non hanno alcun ricordo nitido prima degli otto anni. Questa condizione, secondo la definizione che ne diede Sigmund Freud, è nota come “amnesia infantile“. In media, comunque, dimostra come prima dei tre anni e mezzo nessun individuo sia in grado di mantenere dei ricordi.

Gli studi cognitivi volti a spiegare questo fenomeno mnemonico riguardante l’infanzia sono iniziati a metà degli anni sessanta, e uno dei primi campi di interesse è stato il collegamento con l’apprendimento dei bambini: come è noto già da tempo, i bambini hanno molta più facilità di apprendere nuove informazioni degli adulti. Ogni giorno nel cervello dei bambini si formano 700 nuove connessioni neuronali.

Pur essendo capace di immagazzinare così tante informazioni, il cervello dei bambini non è del tutto sviluppato: l’ippocampo, ovvero la sede cerebrale che media i processi mnemonici, continua a svilupparsi per tutta l’infanzia.

Secondo alcune ipotesi, però, parte di questa situazione è dovuta anche alla cultura da cui si proviene: nel 2001 la psicologa Qi Wang, della Cornell University, ha condotto uno studio in cui ha analizzato i diversi approcci che i bambini provenienti dalla cultura cinese e americana avevano con la memoria.

La Wang scoprì che esistevano delle differenze sostanziali: i ricordi d’infanzia dei cinesi non erano solo più circoscritti ma tendevano mediamente a insorgere con una latenza di sei mesi rispetto agli americani. E questo secondo lei dimostrerebbe che la cultura di appartenenza svolga un ruolo importante nella formazione della memoria.

Immagini: Copertina