Perché ci piace ascoltare la musica triste?

Perché ci piace ascoltare la musica triste?

Combattiamo giorno dopo giorno per conquistare una serenità, una felicità, che sia più duratura possibile, eppure quando ci apprestiamo all’arte, di qualunque tipo, che sia cinematografica, musicale, teatrale o pittorica, non disdegniamo le opere che ci fanno stare male.

Quante volte ci è capitato di ascoltare la radio e soffermarci su una canzone triste? Perché in quei momenti non cambiamo canale e cerchiamo qualcosa di più allegro invece che alzare il volume?

Secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology questa voglia che alcuni di noi hanno di ascoltare musica triste è una manifestazione originale di un particolare tipo di empatia.

Gli scienziati hanno trovato tre reazioni tipiche di fronte a una canzone del genere: la prima sarebbe quella associata a una perdita e a un dolore, per questo non l’ascoltiamo proprio. La seconda sarebbe invece legata alla malinconia e la terza a un senso più alto di commozione, di viva e struggente partecipazione.

Su questi ultimi tipi i ricercatori finlandesi hanno approfondito il loro studio. Hanno chiesto a più di 100 volontari di ascoltare una musica strumentale (così da non avere distrazioni nell’ascoltare il testo) ritenuta “triste” e hanno poi dovuto compilare un questionario sul loro umore, sullo stato di salute e sulla qualità della vita. Il test stava misurando il loro grado di empatia.

Alcuni volontari si sono detti nervosi dopo l’ascolto, altri invece hanno parlato di una “piacevole tristezza”. Questo secondo sentimento ha mostrato una profonda empatia, che non si fermava soltanto a provare sulla propria pelle le emozioni degli altri, ma a sviluppare compassione e volontà di aiuto.

Ancora non chiare le origini biochimiche: la commozione potrebbe forse stimolare il rilascio degli ormoni del benessere, oppure potrebbe trattarsi di un piacere psicologico per aver sperimentato tutte le emozioni possibili, anche quelle meno belle.

Immagine via Flickr