Ecco perché a volte ci dimentichiamo quello che stavamo dicendo

Ecco perché a volte ci dimentichiamo quello che stavamo dicendo

Quante volte ti è capitato nel mezzo di un discorso di non ricordarti più come andare avanti? Spesso questa dimenticanza improvvisa nasce da un’interruzione di un nostro interlocutore o da una nostra distrazione. Anche se sembra un black out passeggero, capirne le ragioni potrebbe aiutare la ricerca anche su patologie molto serie come ad esempio nel caso di pazienti affetti da Parkinson.

A fare chiarezza sulla faccenda è uno studio pubblicato su Nature Communications dell’Università della California. Quello che succederebbe nel nostro cervello quando dimentichiamo improvvisamente quello che stavamo per dire assomiglia molto a quello che succede al nostro corpo quando incrociamo un’altra persona sul nostro stesso marciapiede o usciamo dall’ascensore e siamo sorpresi dalla presenza di una persona che ci apre inaspettatamente la porta. Il responsabile delle interruzioni motorie e della cancellazione improvvisa del flusso di pensieri sarebbe, secondo lo studio, il nucleo subtalamico, una piccola formazione di neuroni che si trova nel diencefalo.

Per scoprirlo è stato condotto un esperimento su 20 volontari sani e 7 malati di Parkinson (in questo caso per chi ne soffre sarebbe più difficile dissolvere i flussi di pensieri). Entrambi i gruppi hanno svolto un compito di memoria, provando a ricordare una successione di lettere mentre contemporaneamente ascoltavano suoni monocordi. A volte al solito suono si sostituiva un cinguettio improvviso che distraeva il volontario. In questo modo si è scoperta l’attività elettrica del nucleo subtalamico.

“Gli eventi inaspettati”, hanno concluso i ricercatori: “coinvolgono lo stesso circuito cerebrale che usiamo per bloccare deliberatamente le nostre azioni.” Il motivo sarebbe forse di origine evolutiva. I nostri antenati in un ambiente molto più pericoloso e ostile rispetto a quello di oggi dovevano avere la capacità di interrompere i pensieri e concentrarsi sulla realtà, per stare all’erta contro i predatori.

Immagine via Flickr