Un gruppo di ricercatori italiani ha scoperto dove nascono i sogni

Un gruppo di ricercatori italiani ha scoperto dove nascono i sogni

La scienza è sempre stata interessata ai sogni: all’analisi psicologica del loro significato, e agli effetti che hanno sul sonno, ad esempio. E recentemente, grazie a uno studio di ricercatori italiani, è stata fatta una scoperta che potrebbe rivoluzionare questo ambito di ricerca.

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Il team italiano, che lavora a Losanna, ha pubblicato lo studio sulla rivista specializzata Nature Neuroscience, e sostiene di aver individuato l’area del cervello in cui si formano i sogni. L’hanno ribattezzata “hot zone“, ed è un’area superficiale della corteccia cerebrale posteriore, vicino alla nuca.

La localizzazione e la natura dei meccanismi di questa area potrebbero finalmente sciogliere alcuni dubbi sulle dinamiche coinvolte nei sogni. Fino a qualche tempo fa si credeva che i sogni avvenissero soltanto durante la fase REM, ma successivamente è stato osservato che esiste una fase onirica anche nella fase non REM. Fenomeno di difficile interpretazione, visto che l’attività cerebrale in queste due fasi è molto diversa. L’individuazione di una zona preposta al sogno nel cervello, però, chiarirebbe tutto.

“È un’area che diventa molto attiva quando iniziamo a sognare”, ha spiegato la neurologa Francesca Siclari, fra i coordinatori dello studio. “Nella hot zone, prima che nel resto del cervello, le onde lente che caratterizzano il sonno profondo lasciano spazio a quelle rapide, caratteristiche della veglia.”

Le ricerche hanno coinvolto due gruppi di volontari: il primo, composto da 32 individui, è stato tenuto in osservazione durante il sonno, venendo svegliato periodicamente; il secondo si è concentrato su sette soggetti che erano stati addestrati a ricordare l’ultima immagine che avevano sognato.

“In un primo esperimento”, ha continuato Siclari, “abbiamo notato il fenomeno dell’alternanza delle onde. Nel secondo abbiamo messo alla prova la scoperta: osservando il tracciato dell’elettroencefalogramma, abbiamo cercato di prevedere se i nostri volontari stavano sognando o meno. Poi li abbiamo svegliati. Siamo riusciti a vedere giusto nell’87% dei casi”.

Oltre ad avere un risvolto interessante per lo studio del sonno, questa scoperta può aiutare anche in ambito medico. “La nostra ricerca”, ha spiegato ancora Siclari: “può portare a nuovi marker per valutare lo stato di coscienza nei casi di coma o durante un’anestesia”.

Immagini: Copertina