La storia della donna che ha contribuito a portarci sulla Luna

La storia della donna che ha contribuito a portarci sulla Luna

Succede sempre così: quando qualcuno realizza un’impresa storica ricordiamo solo il suo nome e quasi mai quello di chi ha contribuito a portarla a termine. Apollo 11, la missione della NASA che portò l’uomo sulla Luna, il 20 luglio 1969:  Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Ma se tutto questo è stato possibile è merito anche di altre persone “dietro le quinte”, come Rocco Petrone, ingegnere della NASA figlio di emigrati lucani.

Per tanto tempo, in altre discipline, come la pittura, la musica, la medicina e l’università, la Storia ha dimenticato di fare il nome di molte donne che hanno dato il loro contributo; oggi ci sembra necessario porre rimedio, raccontando un’altra storia, quella di Margaret Hamilton, la scienziata della NASA che ha reso possibile l’allunaggio.

L’impresa storica dell’atterraggio lunare è stato un capolavoro di progresso di tecnologico e scientifico, ma una scarsa attenzione, per troppo tempo, ha ricevuto il software presente nel computer di bordo. È stato questo a permettere di risolvere un problema cruciale durante l’allunaggio. Ed è stato questo a essere stato sviluppato da Margaret Hamilton.

La sua vita da scienziata è stato piena di sacrifici e ostacoli, prima di laurearsi in matematica presso l’università del Michigan ha insegnato nelle scuole superiori. Nel 1960, si trasferisce a Boston per fare ricerca sulla “matematica pura” ottenendo un impiego temporaneo al MIT, lavorando a un software per le previsioni meteo. In quegli anni, l’informatica non era una disciplina riconosciuta dall’università come oggi, e questo accentua la natura pionieristica del lavoro di Hamilton e dei suoi colleghi.

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Visti gli ottimi risultati di Margaret, dal 1961 al 1963 lavora a un altro progetto, un’estensione del primo, da usare per scopi militari, come sistema di difesa anti-aerea in previsione di possibili attacchi. Siamo in piena guerra fredda.

Si sposa e ha una figlia. Neanche trentenne viene assunta dalla NASA come direttrice dello sviluppo di software per i programmi Apollo. Durante la maternità non smette di lavorare, portando anche la figlia in laboratorio nei weekend.

Il fatto che ci fosse una donna al comando non deve però trarre in inganno: i software in quegli anni erano visti dalla maggior parte della comunità scientifica come una specializzazione minore, e per questo venivano spesso affidati alle donne. “Quando usai per la prima volta l’espressione ‘software engineering‘”, ricorda Margaret: “venne considerata come qualcosa di comico, buffo”.

Ma è stato proprio il software sviluppato dal team guidato da Hamilton a risolvere un problema nei comandi di bordo del lander, tre minuti prima dell’atterraggio di Apollo 11.

Il computer, saturo per l’eccessiva mole di dati in ingresso (provenienti da un altro sistema non indispensabile all’atterraggio), non riusciva a elaborare quelli necessari per toccare la superficie lunare. Il software sviluppato da Hamilton però era sufficientemente furbo da distinguere le priorità in casi di emergenza. E così, come ha raccontato la stessa Margaret Hamilton in una lettera del 1971: “Inviò un allarme che significava per gli astronauti ‘sono sovraccarico con più attività di quelle che potrei fare in questo momento e mi accingo a mantenere in esecuzione solo le più importanti’: quelle richieste per l’atterraggio”. Se il computer non avesse reagito in questo modo, con ogni probabilità l’atterraggio sarebbe stato impossibile.

Questo software si rivelò talmente funzionale che è stato usato anche nelle successive missioni Apollo e riadattato per Skylab, la stazione spaziale degli Stati Uniti.

Hamilton rappresenta oggi una figura simbolica nella conquista della parità di genere nelle discipline scientifiche. Ha 81 anni e dirige, dagli anni ’80, una società, la Hamilton Technologies, specializzata in software ad alta affidabilità. Tra i tantissimi riconoscimenti e premi, ha ricevuto nel 2016 la medaglia presidenziale della libertà, consegnata direttamente dall’allora Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. È la più alta onorificenza per un civile americano. “Margaret”, ha detto Obama: “è il simbolo di una generazione di donne misconosciute che contribuì a inviare il genere umano nello spazio”.

Immagine via Wikipedia