Questo studente ha scoperto 8 galassie miliardi di volte più luminose del sole

Questo studente ha scoperto 8 galassie miliardi di volte più luminose del sole

A volte a compiere le grandi scoperte non sono i soliti “professoroni universitari”, ma semplici studenti. È il caso di Keith Harrington, laureando di astrofisica dell’università del Massachusetts che grazie all’uso sapiente di alcuni strumenti di ricerca ha scoperto, nello spazio, 8 galassie centomila miliardi di volte più luminose del sole e di dimensioni altrettanto incredibili.

Per descrivere grandezze del genere non bastano più i prefissi ultra o iper. La scala della luminosità va da 1 a 10 miliardi di volte quella del sole. Queste galassie gli scienziati non hanno saputo definirle meglio di “scandalosamente splendenti“.

La loro luminosità deriva dall’attività di formazione stellare al loro interno. Dalle coltri di gas si forma, ogni ora, una stella delle dimensioni del sole. Nella nostra Via Lattea questa formazione avviene più o meno una volta all’anno.

Sembra una scoperta non così incredibile viste le dimensioni dell’universo, ma sono proprio quest’ultime a rendere, in realtà, la scoperta grandiosa: per trovare queste galassie bisognava sapere dove guardare. Inoltre, galassie con queste caratteristiche non erano neanche previste a livello teorico per questo nessuno aveva sentito finora il bisogno di cercarle.

Keith per la sua ricerca ha lavorato con i dati delle missioni spaziali Planck e Herschel. Queste hanno mappato tutto l’universo visibile dividendo le galassie per colore, in base alle radiazioni elettromagnetiche emesse. Dopo aver consultato i dati, Harrington ha approfondito la zona che gli interessava con la precisione dello zoom del Large Millimeter Telescope, il telescopio più grande e preciso al mondo.

Queste 8 galassie si sarebbero formate più o meno 10 miliardi di anni fa. L’importanza della scoperta è notevole perché, vedendo come sono cresciute nei 4 miliardi di anni successi al Big Bang, aiuterà la ricerca astrofisica a quantificare meglio la materia dell’universo e capire il futuro del cosmo.

Immagine via Flickr