Quando abbiamo iniziato ad appassionarci ai viaggi nel tempo?

Quando abbiamo iniziato ad appassionarci ai viaggi nel tempo?

Il concetto di viaggio nel tempo ha sempre affascinato l’uomo: riuscire a tornare indietro per non commettere certi errori o avere l’opportunità di vedere cosa riserverà il futuro è un dono immaginario che tutti prima o poi hanno sognato di poter sfruttare. E nella cultura pop questo ha generato una serie di libri e film che hanno emozionato intere generazioni, basta pensare a un cult come Ritorno al futuro.

In questo video divulgativo, il vlogger americano Evan Puschak—noto su Youtube come The Nerdwriter—cerca di chiarire quale sia il processo che ha reso possibile creare delle storie basate sui viaggi nel tempo, e individua come decisiva la nascita della narrativa scientifica.

Soltanto quando l’uomo ha potuto vedere gli effetti dello sviluppo tecnologico sulla propria vita, infatti, ha potuto immaginare quali potessero essere i mezzi immaginari che in futuro gli avrebbero consentito dei viaggi temporali. Il desiderio di poter viaggiare nel tempo è probabilmente sempre esistito: ma le condizioni che hanno reso possibile agli uomini di creare storie veritiere su questo argomento sono tutto sommato recenti.

Alcuni sostengono che questo fenomeno narrativo abbia preso piede nell’Ottocento, con l’uscita della novella di Charles Dickens Canto di Natale, nel 1843, e con il romanzo La Macchina del Tempo nel 1895 di Herbert George Wells.

Secondo Evan Puschak a dare il via libera alle fantasie sui viaggi nel tempo, a livello globale, è stato un altro libro, che all’apparenza sembrerebbe avere poco a che fare con questo genere: L’origine della specie, di Charles Darwin.

Questo libro, uscito nel 1859, fece esplodere un vero e proprio clamore scientifico e sociale nel mondo: non soltanto gli accademici e gli intellettuali, ma anche gli stati sociali meno acculturati cominciarono a vedere il mondo con un’ottica diversa. Se le forme di vita erano in continua evoluzione, allora il concetto di tempo cominciava ad avere un effetto enorme sull’identità degli esseri viventi.

Gli scrittori prima, e i registi poi, cominciarono a chiedersi quali potessero essere le migliorie a cui andavano incontro le persone e le società moderne con il protrarsi dell’evoluzione. Fino a dove poteva progredire l’uomo? L’evoluzione biologica e scientifica avrebbe portato soltanto aspetti positivi nelle vite degli esseri umani? Queste domande cominciarono a diventare mainstream nella letteratura e nel cinema, creando dei veri e propri filoni che presto sarebbero sfociati nella fantascienza.

L’idea narrativa di viaggio nel tempo, quindi, assunse dei contorni più simbolici: riuscire non soltanto a predire quello che saremo o ad analizzare quello che siamo stati, ma a comunicare attraverso la finzione i lati più profondi della nostra società isolandoli in un tempo che non è il presente.

E questo nel tempo ha reso sempre più involute e caratteristiche le storie basate sui viaggi nel tempo. Come spiegato da questo video—pubblicato sul canale YouTube minutephysics—in libri come Il gioco di Ender di Orson Scott Card, pubblicato nel 1985, il viaggio nel tempo assume semplicemente una valenza scientifica. I personaggi non possono viaggiare a proprio piacimento nello spazio tempo, ma solo accelerare il corso degli eventi, per poi vivere più velocemente gli effetti delle loro azioni.

Non esistono, quindi, “decisioni alternative” che i personaggi possono prendere, e il corso del tempo e del “destino” viene narrato come univoco.

Ci sono invece libri e film che consentono ai protagonisti di spostarsi a proprio piacimento nel tempo: e fra questi due si devono fare due distinzioni fondamentali, che cambiano totalmente il senso di valore che questa esperienza assume per i personaggi.

Quelli in cui i protagonisti entrano nel flusso dello spazio tempo come se stessero attraversando varie dimensioni temporali parallele—e quindi i loro epigoni del passato stanno vivendo il normale corso del tempo, coesistendo con i protagonisti che hanno compiuto il viaggio nel tempo, come ad esempio avviene in Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban (con tutti i pericoli che comporta l’interferire con le proprie copie del passato)—oppure quelli in cui semplicemente il protagonista si limita a rivivere le esperienze del passato con la coscienza del presente, come nel film Ricomincio da capo del 1993.

Una distinzione che appare insignificante, ma che in realtà prevede due diverse concezioni del tempo: nella prima ipotesi come una moltitudine di flussi che possono essere attraversati, e nella seconda come un unicum che può essere ripercorso a ritroso.

Come si può ben vedere, quindi, le fantasie dell’uomo sui viaggi temporali hanno subito un’evoluzione molto variegata nel corso dell’ultimo secolo, con gli esempi più disparati, e ancora oggi rimane una delle fantasie narrative più affascinati e misteriose.

Immagini: Copertina