Plutone non è mai stato così vicino come in questo video

Plutone non è mai stato così vicino come in questo video

Negli ultimi anni è sempre più accesa la discussione intorno alla definizione di Plutone. Tutto è iniziato nel 2006 quando, durante un’assemblea dell’Unione Astronomica Internazionale, vennero delineate le nuove linee guida per distinguere i pianeti dai pianeti nani. Si decise che un corpo celeste può essere definito un pianeta quando orbita intorno al Sole, possiede una massa che gli permette di avere una forma quasi sferica e ha “ripulito da oggetti più piccoli” la sua orbita.

In pratica, ad assemblea conclusa, in base a questi nuovi parametri, Plutone venne retrocesso a pianeta nano—soprattutto a causa dell’ultimo parametro—e il nostro Sistema solare “perse” uno dei suoi nove pianeti.

A voler essere esatti, però, i dubbi su Plutone erano già sorti durante gli anni Settanta. I motivi, ancora attuali, sono diversi. Innanzitutto, questo corpo celeste è sei volte più piccolo della Terra (ha un diametro di circa 2.280 chilometri), presenta un’orbita ellittica che passa per quella di Nettuno e consta di un satellite grande quasi la metà della sua dimensione.

Senza dimenticare che, dal 1992, è nota tra l’altro l’esistenza della Fascia di Kuiper—una regione del Sistema solare che si estende dall’orbita di Nettuno fino a 50 UA dal Sole con migliaia di corpi composti da roccia e ghiaccio simili a Plutone (ma per questioni di distanza molto meno luminosi).

Dato che in qualunque contesto le definizioni non sono altro che convenzioni, gli astronomi della missione New Horizons della NASA si battono per far rientrare a pieno titolo Plutone tra i pianeti del Sistema solare.

Secondo l’astronomo Alan Stern, infatti, si dovrebbe definire come pianeta qualunque “corpo di massa sub-stellare che non ha mai subito fusione del nucleo e che ha sufficiente auto-gravitazione per assumere una forma sferoidale, propriamente descritta come un ellissoide triassiale, indipendentemente dai suoi parametri orbitali”. Così facendo, però, il numero totale di pianeti del nostro sistema solare salirebbe da otto a 110.

Al di là delle diatribe tra studiosi, sono stati pubblicati recentemente due video—realizzati tramite i dati rilevati dalla sonda New Horizons—che ricostruiscono, tramite delle riprese aeree, la bellezza di Plutone e del suo satellite Caronte. “I video soddisfano la curiosità di quanti si chiedevano come sarebbe stato osservare Plutone e Caronte attraverso i voli ravvicinati dalla New Horizons”, scrive la NASA sul suo sito.

Grazie all’elaborazione dei dati, eseguita da Paul Schenk e John Blackwell, nel primo video si è potuta realizzare una fedele riproduzione della superficie del pianeta nano, composta da pianure, craterighiacciai e montagne alte fino a 3.500 metri.

Nel filmato si vede inizialmente la Sputnik Planitia, un bacino largo mille chilometri, situato a sud-ovest e composto da ghiaccio di azoto, metano e monossido di carbonio. Poi, si prosegue il viaggio sulla pianura di crateri Cthulhu Macula, sugli altipiani di Voyager Terra e sulle cave di Pioneer Terra, per poi concludere il viaggio nella pianura di Tartarus Dorsa a est.

Come anticipato, nel secondo video si può godere invece del panorama aereo di Caronte, la più vicina delle cinque lune di Plutone (con un diametro di 1.205 chilometri). Il filmato inizia con le immagini di Serenity Chasma, una fascia equatoriale piena di voragini, poi con quelle dei crateri di Dorothy Gale e Mordor Macula situati a nord, e infine sulle pianure equatoriali del Vulcan Planum e sulle montagne Clarke Montes.

Insomma, dopo aver imparato a conoscere Marte Venere per pensare di passarci il nostro futuro; aver osservato il centro della via Lattea e visto Giove da molto vicino è arrivato il momento di Plutone, un modo unico e bellissimo per sentirsi vicinissimi a qualcosa di irraggiungibile.

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