La montagna ti cambia la vita: le lezioni che si imparano sui sentieri

La montagna ti cambia la vita: le lezioni che si imparano sui sentieri

Probabilmente aveva ragione Tiziano Terzani ad affermare – nel suo racconto di una vita intitolato La fine è il mio inizio – che “le montagne sono sempre generose”. Pensaci. Che tu sia un esperto alpinista abituato a respirare ben oltre i “quattromila” e con il sogno di scalare l’Everest. Che ti piaccia invece vivere la “mezza montagna”, frequentando i rifugi dei massicci appenninici del Gran Sasso, della Majella o del Velino. Oppure che, più semplicemente, tu non veda l’ora di staccare dalla routine quotidiana per inoltrarti nei boschi sotto i duemila metri. In tutti questi casi, la sostanza non cambia: non puoi fare a meno di sentire quanto la frequentazione della montagna sia un’esperienza, più che formativa, trasformativa.

Il sentiero, infatti, ci costringe a riconoscere la nostra presenza nella natura, dispensando ininterrottamente quelle che potremmo definire lezioni di vita. Facciamoci aiutare dalle parole di alcuni dei più grandi scrittori – e scrittrici – che hanno amato e amano la montagna, per riconoscere quegli insegnamenti che, appresi sul sentiero, possiamo applicare naturalmente alla nostra vita quotidiana.

Non mollare un’impresa a metà strada

Ci sarà sempre una voce nella tua testa che dice “non ce la posso fare”. Oppure, “questa non è la strada giusta”. Non la si può mai silenziare del tutto. È possibile, tuttavia, relegarla in un angolino della coscienza, dove possa nuocere il meno possibile: e conviverci sviluppando un’attitudine positiva verso le proprie scelte. Se la posta in gioco è alta, ciò che se ne ricava è proporzionale. Walter Bonatti, il più grande alpinista italiano, la mette in questi termini nel suo libro Montagne di una vita.

La montagna mi ha insegnato a non barare, a essere onesto con me stesso e con quello che facevo. […] E, una volta scelta una direzione, di essere talmente forti da non soccombere alla tentazione di imboccare l’altra

Nulla di ciò che ha davvero significato è semplice

Quando sei sul sentiero, nessuno porta il tuo bagaglio per te, anche perché tu stesso hai le capacità per farlo. Ogni attimo speso nella fatica di arrivare in vetta accresce la forza del carattere, anche se sul momento non te ne rendi conto: è una conquista a lungo termine, applicabile in ogni circostanza. Non è solo una questione di coraggio, ma anche di scoperta delle proprie possibilità. Dall’uno discende l’altra, o meglio, sono la stessa cosa. Lo ha spiegato bene la grande poetessa americana Maya Angelou, in parole semplici e dirette.

Scriviamo per la stessa ragione per cui camminiamo e per cui scaliamo le montagne – perché possiamo. C’è un impulso in noi, che ci spinge a esprimerci. È la stessa ragione per cui osiamo amare qualcuno: l’impulso a esprimere chi siamo. E più siamo coraggiosi, più riusciamo a esprimerlo

In fondo, si tratta di una versione più lunga della risposta lapidaria che l’alpinista George Mallory diede a chi gli chiese perché voleva scalare l’Everest: “Perché è lì”.

Un passo alla volta, senza fretta

Se hai in testa il pensiero della destinazione finale, non c’è alcun bisogno di affrettarsi. All’inizio della salita la fatica sembra maggiore. Ma è solo perché devi scaldarti un po’. Poi diventa tutto più naturale, acquisti un ritmo, ti sciogli. Secondo Enrico Brizzi, questa è una vera e propria regola del camminatore:

Mentre cammino, penso, e i pensieri più spigolosi si levigano da soli. Per via dell’attrito. È una regola fisica

E alle sensazioni che danno i pensieri “levigati” in accordo col ritmo delle gambe, è possibile assuefarsi, provando una gioia quasi primitiva. Ce la racconta la voce di Paolo Cognetti in Il ragazzo selvatico.

La ricordavo fin da ragazzino, questa trasformazione che la montagna mi provocava: questa gioia di avere un corpo, il senso di armonia che ritrovava muovendosi nel suo elemento; questa libertà di correre e saltare e arrampicarsi come se mani e piedi andassero da soli, e fosse proprio impossibile farsi male

Immergiti nella natura come nella tua “seconda natura”

Quando sei sul sentiero sembra che la natura ti prenda per un braccio costringendoti a prestarle davvero attenzione, ad adattarti alle sue esigenze. All’inizio, infatti sembra quasi di essere degli intrusi, di solcare un ambiente che appartiene ad altri. Ma questo è anche il bello della montagna, come sostiene Dino Buzzati:

Una valle dove vivono gli orsi, non occorre essere poeti per capirlo, è più bella di una valle senza orsi

Ma ci si rende conto che rispettare la montagna, la sua autonomia, è lo stesso che rispettare la propria vita: non si devia incautamente dal sentiero senza un motivo, non si scherza con gli agenti atmosferici. E non si spreca fiato per il superfluo: piuttosto, si tende l’orecchio verso quello che Terzani definiva “il silenzio rotto solo dai suoni della natura, che lo rendono ancora più vivo”. Soprattutto nelle prime ore della giornata, come diceva Mario Rigoni Stern:

Avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura

Sii preparato, sempre

Nel libro intitolato In su e in sé, Giuseppe Saglio e Cinzia Zola avvertono: l’alpinismo “unisce concretezza e astrazione, azione e pensiero, alto e basso, partenza e ritorno, paura e coraggio”. Perciò bisogna essere sempre pronti, dai dettagli apparentemente più triviali – caricare nello zaino la giusta quantità d’acqua, garantirsi qualche alimento energetico per ogni evenienza – a quelli più importanti – prendere le giuste precauzioni sanitarie. Ma, al di là dell’attenzione all’organizzazione pratica di una salita, bisogna essere sempre preparati a mettersi in gioco. Ancora Walter Bonatti, in Una vita così:

Le montagne – come lo sport, il lavoro e l’arte – dovrebbero servire solo come mezzo per far crescere l’uomo che è in noi. […] È sognando a occhi aperti, io credo, che vivi intensamente; ed è ancora con l’immaginazione che puoi trovarti a competere persino con l’inattuabile. E qualche volta ne esci anche vincitore

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