Il colorato cimitero in Romania dove si ricordano i defunti con rispetto e un pizzico di ironia

Il colorato cimitero in Romania dove si ricordano i defunti con rispetto e un pizzico di ironia

Un cimitero, inteso come luogo destinato alla sepoltura dei nostri cari, è avvolto costantemente da un’atmosfera solenne. Lo si può notare da quella sorta di rituale che chiunque inizia una volta varcato il suo ingresso: si cammina in silenzio o a bassa voce, si brandiscono dei fiori e si pensa ai bei ricordi coi propri cari.

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Ma al di là dei piccoli gesti che siamo soliti fare, un’altra idea è cementata nella mostra mente: la visione secondo cui i colori all’interno di un camposanto siano dettati semplicemente dall’alternanza dei fiori che gli ospiti portano in dono. Ebbene, oltre a statue e lapidi di marmo o simili, esistono delle alternative davvero fantasiose.

Una di queste è rappresentata dalle variopinte lapidi del Cimitirul Vesel: si tratta di un cimitero situato nella cittadina romena di Sapanta, diventato famoso per essere tanto “allegro” quanto visitabile alla stregua di un museo. Al suo interno infatti sono presenti circa 800 tombe decorate, incise nel legno e che rappresentano donne e uomini in scene quotidiane.

Prima di vedere nel dettaglio com’è nato questo luogo, però, bisogna precisare che non deve essere visto come una mancanza di rispetto nei confronti dei morti—tutt’altro. La sua realizzazione, infatti, si riferisce alla concezione filosofica che avevano le tribù della Dacia: per queste antiche popolazioni il trapasso era visto come l’ultima tappa per la felicità eterna e quindi andava festeggiato.

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A realizzare le prime lapidi è stato l’artista e falegname Stan Ioan Pătraș, che nel 1935 iniziò a pensare a questo cimitero locale. Ogni lapide doveva avere lo sfondo blu—sinonimo di cielo, speranza e libertà—ed essere abbellita da verde, rosso e giallo. Inoltre, dovevano essere incise delle frasi che ricordassero, senza sconti, difetti e pregi dei defunti.

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Tutti gli epitaffi incisi da Ioan Pătraș, e dal 1977 dal suo successore Dumitru Pop, sono stati raccolti in seguito nel libro “Le iscrizioni parlanti del cimitero di Săpânța” del professore Bruno Mazzoni, uscito nel 1999.

Ecco alcuni tra gli epitaffi più buffi:

“Sotto questa pesante croce giace la mia povera suocera. Cercate di non svegliarla. Perché, se torna a casa, mi morderà la testa”.

“Coloro che, come me, amano la buona grappa patiranno perché io la grappa ho amato e con lei in mano sono morto”.

“Ioan Toaderu amava i cavalli. Ma un’altra cosa amava molto. Sedersi al tavolo del bar. Accanto alla moglie di qualcun altro”.

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