La città dell'Etiopia dove si sfamano le iene a mani nude

La città dell'Etiopia dove si sfamano le iene a mani nude

Quando cala la notte, ad Harar, in Etiopia, succede qualcosa di unico al mondo. Sull’ingresso principale della “gey” (così viene chiamata dai suoi abitanti: “La città”) si stagliano ombre inquietanti che farebbero scappare chiunque, animali ed esseri umani. Arrivano le iene.

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Questi splendidi e spaventosi animali che abitano da tempi antichissimi queste zone del mondo, arrivano in branco, guidati dalla femmina. Qui nessuno le teme, nonostante “da noi” si portino dietro una brutta reputazione. Fin dalle scritture di Aristotele, di Plinio il vecchio e del Fisiologo, l’opera redatta ad Alessandria d’Egitto tra il II e IV secolo d.C, le iene sono descritte come animali brutti, testardistupidi, codardi e pericolosi.

Oggi, le iene maculate (o ridens) sono tra le specie a rischio, come sempre per colpa dell’uomo. Ma quello che succede di notte nella “città proibita” etiope spazza via qualunque luogo comune su questi animali e sul rapporto che abbiamo con loro.

Alcuni uomini, in attesa fuori dalla porta, si preparano con secchi pieni di avanzi di carne e ossa. Come fossero addomesticate, le iene, mansuete, si avvicinano e strappano via il cibo dai fragili bastoncini. Vengono chiamati i “custodi delle iene” e nel loro rapporto non c’è spazio per la paura. Mentre mangiano si sentono le loro caratteristiche risate (secondo uno studio pubblicato dall’Università della California si tratterebbero di scambi di informazioni: la particolare frequenza della risata rivela l’età, il sesso e il rango all’interno del gruppo).

Le iene, qui, da molto tempo (secoli e secoli fa), sono considerati animali benefici dalle etnie locali. E se prima era soltanto una famiglia a occuparsi di loro, oggi tanti abitanti hanno deciso di far propria la tradizione. Anche i bambini, senza paura, allungano i bastoncini con la carne.

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Il metodo si è diffuso per un motivo pratico, dal 19esimo secolo, quando c’è stato un grave periodo di carestia. Per evitare che le iene mangiassero il bestiame, decisero di sfamarle a mano. E così di generazione in generazione la pratica si è diffusa in ogni angolo della città.

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“All’inizio le nutriva mio padre con degli avanzi di carne”, ha detto un giovane “custode” in un’intervista televisiva: “Poi mio fratello maggiore e pian piano hanno insegnato a farlo anche a me”. L’equilibrio creato tra l’uomo e le iene è molto delicato: “Se ci fermassimo, le iene ricomincerebbero ad attaccare il bestiame”.

Anche la BBC è andata a trovare il “custode” Yusef. Da 400 anni, la sua famiglia si occupa di questa tradizione, sfamando e invitando anche a casa questi animali. Con il tempo questa antica pratica è diventata un’attrazione turistica. Un fenomeno che se da una parte ha banalizzato lo straordinario incontro, dall’altra ha spinto il governo etiope a dare uno stipendio per la comunità locale che si dedica al nutrimento delle iene.

Harar è una città religiosa (è la quarta città santa dell’Islam), per questo la tradizione delle iene ha anche una valenza spirituale. Una volta all’anno viene dato loro una specie di porridge: l’apprezzamento delle iene determinerà l’economia e il raccolto dell’anno a venire.

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Una curiosità: ad Harar visse, per un certo periodo, anche il poeta francese Arthur Rimbaud, come commerciante di seta, caffè, gomma, profumi e oro. Oggi la città è Patrimonio dell’umanità Unesco.

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